E’ apparso sul Washington Post il risultato sconcertante di una ricerca condotta dal sociologo W. Bradford Wilcox e dal professore di legge Robin Fretwell Wilson: in pratica, come recita il controverso titolo del WP, se le donne vogliono difendere se stesse e i loro figli dalla violenza degli uomini, li devono sposare.

Pare infatti che, secondo i dati raccolti durante lo studio, la violenza su donne e bambini sia più frequente all’interno di famiglie “non ufficiali”, non legate dal vincolo del matrimonio; per gli uomini invece che mettono l’anello al dito, scatterebbero una sorta di inibizione e un maggiore senso di responsabilità. Attenzione però, i figli per salvarsi devono essere i figli biologici dei sopracitati padri “sposati”.

Di cose da dire in merito ce ne sarebbero tante, a partire dal fatto che ancora una volta la responsabilità di una violenza sembri cadere sulle scelte delle vittime, le donne (colpevoli a questo punto di non volersi sposare). Le scelte degli uomini invece, quelle che li portano a picchiare, ad abusare, a prevaricare, paiono essere accettate come qualcosa di ineluttabile.

Ma sono tanti altri gli aspetti su cui si potrebbe discutere: per esempio il fatto che essere padri biologici e/o mariti “legittimi” non rende immuni dall’indole violenta o il fatto che il matrimonio non abbia più ormai lo stesso significato sociale di un tempo (con conseguenze psicologiche ben diverse rispetto al passato). Tuttavia io ritornerei sulle prime righe pubblicate sul Washington Post, lasciando ai posteri l’ardua sentenza su tutto il resto.

Il WP è stato ampiamente criticato per il titolo shock; il Direttore twitta e si difende, sostenendo che poche parole in testa ad un pezzo non possono riassumere la complessità di uno studio sociologico come quello svolto. Il problema è che alla massa, quelle poche parole sono le uniche a rimanere impresse.  E il messaggio che ne consegue è a dir poco agghiacciante, diseducativo e fuorviante.

Galleria di immagini: Violenza sulle donne: le immagini della manifestazione contro il femminicidio

Dunque lo dico a chiare lettere: sposarsi non è la panacea di tutti i mali. Forse farlo a tutti i costi calma le coscienze dei bigotti, ma non ci esonera automaticamente dall’essere potenziali vittime. Il matrimonio dovrebbe essere qualcosa di bello, importante e soprattutto spontaneo, non un’arma con la quale sentirsi in dovere di difendere la propria persona e i propri figli da fantomatici attacchi sociali e individuali. Se questo è il libero arbitrio, allora siamo sull’orlo della follia.

(Foto by Infophoto)