Arriva in sala per Universal il 26 ottobre il film Vittoria e Abdul con Judi Dench, diretto da Stephan Frears, presentato in anteprima alla Mostra del Cinema di Venezia 2017 fuori concorso. La Dench, un Oscar per aver interpretato, non protagonista, un’altra regina d’Inghilterra, Elisabetta I, in “Shakespeare in Love“, veste per la seconda volta i panni di Vittoria di Kent, regina del Regno Unito dal 1837 al 1901 e Imperatrice d’India dal 1876, dopo “La mia Regina” di John Madden, nel 1997.

Non mi sarei mai aspettata di tornare ad interpretare questo personaggio. Ho un grande affetto per questo ruolo, perché prima di ‘Mrs Brown’ non avevo una carriera cinematografica. E infatti quel ruolo era nato per la tv e solo dopo era diventato un film. Quindi quando mi hanno proposto questa storia bellissima, con un regista come Frears con cui volevo tornare a lavorare, ho trovato la proposta irresistibile“, ha raccontato Judi Dench.

Ed è difficile pensare a un’altra attrice così a suo agio nel portare la pesante corona della Regina Vittoria, regnante per 63 anni, 7 mesi e due giorni, la seconda più longeva della storia del Regno Unito, superata solo dalla sua pronipote Elisabetta II (in carica attualmente da 65 anni).

Non conoscevo la storia della regina Vittoria e di Abdul, non sapevo dell’affetto che la sovrana provava per il servitore indiano. Lee Hall ha scritto una sceneggiatura brillante, divertente, attuale e romantica, su diversità e classi sociali, sulla donna più potente del mondo e su un servitore musulmano. Per me era più riconducibile a ‘Il ladro di Bagdad’ che ai film britannici sull’impero anglo-indiano. Ho detto che l’avrei realizzato soltanto con Judi Dench, e con mia immensa fortuna, lei ha accettato“, le ha fatto eco Frears.

Caso decisamente fortuito, visto il piglio severo e dispettoso insieme, che l’attrice britannica riesce a regalare al suo personaggio: una regina giunta ormai vicina alla fine, soffocata dalla vita di corte, schiacciata dalla solitudine a cui la morte dell’amante – quel John Brown rimasto famoso tra i favoriti della regina – e del marito tanto amato l’hanno condannata.

Vediamo in dettaglio trama, recensione, scene e costumi di Vittoria e Abdul, il film con Judi Dench.

Vittoria e Abdul con Judi Dench: trama

Abdul Karim (Ali Fazal), un giovane a servizio di sua Maestà la Regina Vittoria (Judi Dench), parte dall’India all’Inghilterra per partecipare al Giubileo d’oro in Inghilterra. Sul suolo britannico si ritrova inaspettatamente nelle grazie della sovrana. Tra i due nasce una amicizia profonda, che la corte reale cerca in tutti i modi di distruggere.

Galleria di immagini: Vittoria e Abdul con Judi Dench, foto

Vittoria e Abdul con Judi Dench: recensione

È una favola dolce e triste quella raccontata da Stephan Frears. La trama si basa sul libro della giornalista Shrabani Basu, “Victoria & Abdul: The True Story of the Queen’s Closest Confidant” (Vittoria e Abdul. La vera storia del confidente più vicino alla regina) che, attraverso i diari di Vittoria e di Abdul, ha portato alla luce la loro amicizia a lungo tenuta nascosta. Eppure, lo stesso regista avverte sin dall’inizio che si tratta di una storia basata su fatti realmente accaduti o quasi (“mostly“, recita la didascalia iniziale).

Ed è con mano ironica e leggera, tutta british, che tratteggia questa improbabile alleanza, un tocco che per dei versi ricorda i racconti più riusciti di Oscar Wilde, dal “Principe Felice” al “Gigante Egoista“, in cui lo scrittore irlandese non rinunciava al fine educativo, malgrado l’impianto favolistico, continuando però ad alludere, neanche troppo sottilmente, alle contraddizioni della morale borghese di epoca vittoriana.

Travalica così i confini del banale biopic, per concentrarsi invece sull’aspetto più intimo e umano della vicenda, quello di una donna anziana che, ormai sola, deve affrontare in maniera sempre più urgente l’idea della sua morte. Una morte desiderata da giovane ma che ora, come lei stessa confessa al giovane amico indiano, vorrebbe fuggire, aggrappandosi con forza a ogni ultimo respiro che le è concesso.

E come in ogni favola che si rispetti, sarà il diverso, di una classe sociale inferiore e di una religione avversa, il servitore, musulmano e indiano, Abdul, ad accompagnarla verso il Banchetto dell’Eternità, dopo averle fatto riscoprire, con occhi nuovi, la bellezza del mondo, dalle solo immaginate magnificenze del Taj Mahal fino alla natura incontaminata e ancora selvaggia dell’Isola di Wight, passando per le meraviglie rinascimentali di Firenze.

Sorretto da una recitazione portentosa della Dench, in evidente stato di grazia, da una sceneggiatura serrata e una ricostruzione storica attenta e godibilissima, Frears confeziona, come già con “Florence” lo scorso anno (con una altrettanto strepitosa Meryl Streep), un’opera a tratti divertente, spesso commovente, amara e allo stesso tempo appagante per gli occhi: in una parola, bella.

Vittoria e Abdul con Judi Dench: scene e costumi

A molto del successo di Vittoria e Abdul con Judi Dench hanno contribuito i costumi di Consolata Boyle e le scenografie di Alan Macdonald, a cui si deve una riproduzione fedele e dettagliata dell’epoca vittoriana.

I tradizionali abiti inglesi e quelli indiani sono stati realizzati da Consolata Boyle, collaboratrice di Stephen Frears da circa 25 anni, che ha lavorato all’insegna di una aderenza filologica attenta anche ai più piccoli dettagli. Diversi gli abiti della regina, molto scuri all’inizio, con tanti neri diversi e stoffe nere, per poi diventare con il procedere della storia sempre più luminosi e dai colori più chiari.

Bizzarri e decisamente esotici i costumi di Abdul, versione europea del tempo dello stile orientale; una miscela di stili, dove un accenno di India si mescola a stilemi molto occidentali, con monogrammi reali e blasoni.

Per quanto riguarda le location, il film inizia in India, per spostarsi poi al Castello di Windsor e quindi  in Scozia. C’è una piccola visita a Firenze, ma la maggior parte della storia si svolge a Osborne House, la casa di famiglia della regina e sua residenza estiva. Ogni luogo ha un’architettura e un’atmosfera peculiare. Alcuni set sono stati costruiti presso gli Studios di Twickenham, i preferiti del regista; Knebworth House ha doppiato sia il Castello di Windsor che Balmoral; e il National Railway Museum a York, città natale di Judi Dench.