L’Italia è agli ultimi posti in materia di salvaguardia dei diritti delle donne: non appare strano, perciò, che questa venga perpetrata anche a mezzo stampa. Il direttore de “Il Giornale”, Vittorio Feltri, ha duramente attaccato Concita De Gregorio, direttore de “L’Unità”, suggerendole metodi contraccettivi e l’aborto. Il motivo della contesa? Le pacate critiche della De Gregorio al piano di risanamento del quotidiano di Feltri.

Solamente un cretino poteva immaginare che in quattro mesi la nostra direzione fosse in grado di assorbire 22 milioni e rotti di disavanzo. A proposito, siccome si dice che la mamma dei cretini è sempre incinta, aggiungeremmo che sarebbe ora che prendesse la pillola (e in certi casi estremi è ammesso persino l’aborto).

Si tratta di un intervento certamente scioccante, prepotente e maleducato, con cui si ricorda, ancora una volta, come nel nostro Paese basti appartenere al genere femminile per poter subire qualsiasi tipo di affronto, anche con metodi poco ortodossi. Ricorrendo all’aborto quale infelice metafora per la scomodità della De Gregorio, Feltri non sembra lanciare solamente una boutade, ma un vero e proprio insulto diretto a tutte le donne. Ed è per questo che un gruppo bipartisan delle nostre deputate, escluse Lega e PDL notoriamente più affini a “Il Giornale”, han deciso di sollevare un coro di proteste.

Sesa Amici, Susanna Cenni, Anna Paola Concia, Alessandra Mussolini, Flavia Perina, Pina Picierno, Catia Polidori, Barbara Pollastrini e Livia Turco hanno espresso il loro risentimento per la carica maschilista di Feltri:

Dopo Veronica “velina ingrata”, la Marcegaglia “isterica che ha rotto i co****ni”, ora tocca alla De Gregorio, “mamma dei cretini sempre incinta”, passare sotto le forche caudine de “Il Giornale” che le consiglia di “prendere la pillola o abortire”.

La questione è davvero indice del livello di degrado in cui giace la nostra nazione: le donne che dimostrano opinioni coraggiose vengono distrutte con irripetibili insulti e stagnanti stereotipi. E, in tutto questo, abbiamo anche il coraggio di chiederci perché molti paesi del Terzo Mondo abbiano superato l’Italia nella classifica del gender gap.