La nuova Direttiva 86/609/CEE sulla vivisezione animale, approvata lo scorso 8 settembre ha suscitato, come era prevedibile, parecchie polemiche, di cui abbiamo già parlato.

Quello che adesso cercheremo di capire e se queste pratiche siano davvero necessarie. Esistono delle alternative e quali sono?

Un dato è certo: la medicina e la scienza devono molto agli animali. Il loro sacrificio ha permesso di salvare la vita a milioni di persone, di questo sono d’accordo anche molti antivivisezionisti e premi Nobel intervistati sull’argomento.

Lo stesso Alexander Fleming sperimentò, nel 1928, la penicillina sui topi e Louis Pasteur dimostrò la teoria dei germi in medicina somministrando antrace ad alcune pecore. Oggi le tecniche chirurgiche a cuore aperto, come la sostituzione di valvole cardiache o l’innesto di bypass nelle arterie coronarie, sono possibili proprio perché prima sono state sperimentate sugli animali.

Qual è il prezzo da pagare? Sono più di 12 milioni di cavie, che ogni anno vengono utilizzate nei laboratori di ricerca di tutta Europa. Molti, soprattutto tra gli antivivisezionisti più integralisti, cominciano a dubitare sull’effettiva utilità di questi sacrifici, anzi c’è chi pensa addirittura che abbiano rallentato il progresso.

Il principio da cui partono è il seguente: se nessuna specie animale è paragonabile in toto all’uomo, non ha senso utilizzare gli animali per sperimentare farmaci che poi verranno utilizzati da esso, anche perché come la storia ha dimostrato molti farmaci non dannosi per gli animali, non lo sono stati per il genere umano:

Il tranquillante Talidomide, che negli anni Sessanta causò la nascita di dieci mila neonati deformi, oppure lo spray Isoproterenol, che nel 1973 uccise migliaia di asmatici.

Da un po’ di tempo a questa parte s’incomincia a parlare di metodi alternativi e, a dare una mano su questo fronte, ci pensa la tecnologia. Grazie a simulazioni al computer, modelli matematici e speciali software è possibile prevedere gli effetti biologici di alcuni composti; utilizzare colture cellulari permette di ottenere dati parziali, ma pur sempre veritieri.

Nelle metodiche alternative rientrano tutte quelle procedure che rispettano

la legge delle tre R: Replacement, Reduction, Refinement. Per rendere più eticamente accettabile la sperimentazione sull’animale sarebbe necessario considerare la possibilità di sostituire (Replacement), là dove possibile, la pratica della vivisezione con altre metodologie altrettanto efficaci. Al più si auspica di ridurre (Reduction) il numero delle sperimentazioni e di raffinare i metodi (Refinement), per evitare la sofferenza e lo stress degli animali.

In alcuni ambiti questo è già una realtà, come nella didattica, dove al posto di animali si fanno strada modellini e simulazioni computerizzate. Anche la TAC la risonanza magnetica, sono da considerarsi metodiche alternative, che sono adoperate nello studio del cervello umano al posto di esperimenti sui primati. Purtroppo non tutte le metodologie senza animali sono considerate valide e l’iter per ottenere la validazione è lungo e complesso. Questo ha ritardato la loro diffusione.

Il paradosso? I test sugli animali previsti dalla legge vengono utilizzati senza essere mai stati validati.