Rimanere incinta dopo i fatidici 40 anni per una donna diventa sempre più difficile a causa del calo della fertilità, o come l’hanno definita i medici, la cosiddetta “fertipausa“. Si tratta di un neologismo coniato appositamente per quel lasso di tempo che parte più o meno dopo i 41 anni della donna e che non è ancora menopausa, ma neanche di piena capacità riproduttiva.

I problemi di fertilità colpiscono in Italia 3 milioni di coppie, anche se sono in aumento i successi della procreazione assistita. Gli specialisti riuniti a Firenze per il 15° congresso mondiale dell’ISGE (International Society of Gynecological Endocrinology) hanno fatto il punto della situazione e hanno appunto coniato il termine fertipausa per ricordare a tutte le donne che desiderano rimanere incinta, che la capacità procreativa diminuisce progressivamente già a partire da un decennio prima della menopausa.

Il tema della fecondazione assistita è ancora molto discusso nel nostro paese e anche la normativa di riferimento non aiuta, essendo abbastanza restrittiva, tanto che molte coppie scelgono l’estero per realizzare il loro desiderio di diventare genitori. La Spagna è la principale meta, con un incremento notevole negli ultimi anni. Seguono la Svizzera, la Francia e ultimamente, grazie ai costi più contenuti, i Paesi dell’Est Europa.

L’infertilità è dovuta nel 35,4 per cento dei casi all’uomo, nel 35,5 per cento la causa è femminile, nel 15 per cento attribuibile a entrambi i partner e nel 13,2 per cento è inspiegata. Dal 2004 a oggi sono 385mila le coppie italiane che hanno tentato la strada della procreazione medicalmente assistita: di queste 65mila sono diventate genitori.

Oggi si parla anche di “social freezing” ovvero una tecnica che permette di congelare gli ovociti in età fertile (sotto i 35 anni) e poi utilizzarli più avanti. Al momento questo tipo di pianificazione è messa in atto per le donne che si trovano ad affrontare una terapia oncologica e quindi sono obbligate a posticipare la maternità, ma sono sempre di più le future mamme che vogliono applicare questa modalità per essere libere di procreare quando desiderano.

Gli studi condotti dall’ISGE puntano a identificare tutti gli effetti della infertilità sui vari organi del corpo e in tutti i momenti della vita con particolare attenzione alle implicazioni sulla psiche e l’umore. Soprattutto durante la menopausa quando cessa la produzione degli ormoni nell’organismo femminile con la conseguenza di un’alterazione dell’umore per 1 donna su 4, fino a veri e propri sintomi depressivi.

Il Congresso di Firenze, con la presenza dei più autorevoli esperti mondiali, si propone di approfondire il ruolo del ginecologo nella prevenzione dei disturbi legati a queste problematiche. In particolare occorre valutare l’età della donna come fattore predittivo fondamentale di cui tenere conto nella fase di consulenza alla coppia che deve affrontare la crisi dell’infertilità.

Fonte: La Stampa