Quando ho visto il trailer di Warm bodies, film uscito nelle sale italiane il 7 Febbraio, dopo un primo momento di incredulità, ricordo di aver pensato “ecco un altro film che ci triturerà le balle come Twilight”.

Sono andata dunque a spulciare in rete per vedere se il mio timore avesse qualche base, e pare proprio che gli ingredienti ci siano tutti: due novelli Romeo e Giulietta, bellocci quanto basta, due mondi a confronto, diversità incolmabili che paiono rendere impossibile il rapporto tra i protagonisti ma, alla fine, dopo aver affrontato mille avversità, l’amore trionfa. Omnia vincit amor, che novità.

Già la saga di Twilight con le sue flebo di sdolcinate banalità, situazioni paradossali e adolescenti perennemente tristi e meditabondi, è riuscita a massacrare la figura del vampiro, tanto che Bram Stoker e tutti quelli che si sono avventurati su questo terreno in modo certamente più dignitoso, si staranno rivoltando nella tomba.

Ma questo qui oltre ad essere morto è pure sciancato, cammina male e si esprime peggio. Certo, pare dotato di una dose di autoironia che lo rende meno indigesto del diafano protagonista della serie vampiresca, ma non basta a distaccarsene.

Sia Twilight che questo Warm bodies sembrano aver perso per strada le caratteristiche orrorifiche di vampiri e zombie, per lasciare spazio a insulsi pamphlet in cui ciò che di bello poteva esserci in queste tenebrose creature portatrici di diversità, è stato annacquato in una brodaglia di languori tardoadolescenziali.

Quel che rimane insomma, epurata la figura del mostro da tutte le sue caratteristiche “politicamente scorrette”, è un fumettone amoroso in cui giovani donne si trovano ad essere impegnate nell’epica impresa di “salvare” il proprio principe azzurro dalla sua stessa natura. Forse le donne sono passate dal sogno del bacio del principe azzurro che darà un senso alla loro vita, al folle e anche invadente sogno della redenzione del suddetto principe?

La perversa attitudine da eterne infermierine che pare rintanarsi nel cervello di donne di ogni età, aleggia pericolosamente su queste insulse trasposizioni cinematografiche di ancor più insulsi libri, contendendosi il trono, pur con qualche spruzzo di sangue in più, con l’inarrivabile “ Tre metri sopra il cielo”.

La domanda che mi pongo, volendo esagerare un po’ con le metaletture socio-psico-filosofiche, è: com’è che si sente il bisogno di innamorarsi degli zombie dei film, quando ne abbiamo un’ampia scelta anche qua, in fila al supermercato o al bancone del bar della discoteca “Hollywood” di turno? Non è questi morti viventi piacciono tanto alle donne perché in fondo “gli ricordano qualcuno” e pensano che sì, io lo salverò, a prescindere dalla sua volontà o meno di essere “trasformato” in qualcosa di diverso, così come Juliet ha fatto con R? Chi vince infine, Amor o Ego?