Il welfare aziendale rappresenta una risorsa fondamentale per lavorare meglio e produrre di più. Ne sono convinti nove italiani su dieci, ma solo nel 10 per cento delle aziende nazionali esistono strumenti e iniziative volte a favorire il benessere dei lavoratori e consentire una maggiore conciliazione tra lavoro e famiglia, soprattutto quando si parla di lavoro femminile e maternità.

Questi sono i dati rilevati attraverso un’indagine pubblicata sul blog Donne Manager di Manageritalia, la federazione nazionale che associa 35.000 professionisti. Per welfare aziendale si intende tutta quella serie di iniziative e strumenti finalizzati a migliore la qualità del lavoro dei dipendenti e la conciliazione lavoro famiglia, tra part time, telelavoro, congedo parentale, asili nido, prevenzione medica, ma anche attività più pratiche come aree ristoro e parcheggi interni.

Stando alle due indagini condotte da AstraRicerche e Duepuntozero Doxa per Manageritalia, prendendo in esame un campione di 840 dirigenti e 672 italiani, il welfare in azienda è ancora un’utopia per la maggioranza dei manager e lavoratori in generale, sebbene entrambe le categorie interpellate sostengano questo strumento come necessario per potenziare la produttività, rispettivamente al 77 per cento e all’81 per cento.

Solo il 20 per cento dei manager e il 10 per cento degli italiani, invece, ha affermato di aver effettivamente beneficiato di politiche aziendali volte a migliorare la vita e il benessere dei dipendenti, mentre il 68 per cento dei dirigenti e il 67 per cento dei lavoratori ammette di non vedere all’orizzonte la possibilità che l’azienda introduca alcun tipo di benefit professionale. Questi dati sono stati presentati nel corso dell’incontro organizzato dal Gruppo Donne Manager di Manageritalia Milano sul tema “Welfare in azienda: tra conciliazione, benessere e produttività”, che ha visto la partecipazione di tre aziende, HR Access Solutions Italy, Lloyd’s Register Quality Assurance Italy e PricewaterhouseCoopers, coivolte in un progetto pilota che prevede l’introduzione di politiche di welfare aziendale, come ha evidenziato Marisa Montegiove, Vicepresidente Manageritalia e coordinatrice del Gruppo Donne Manager.

«Certo, dicono italiani e manager con percentuali bulgare, per migliorare la produttività serve gestire le persone sul merito, obiettivi e risultati, più formazione, più gestione manageriale e organizzazione collaborativa, maggiore conciliazione tra vita lavorativa e personale e l’introduzione del welfare aziendale. Il nostro impegno sarà quello di portare avanti il nostro progetto e di supportare i manager associati per farsi portatori di questa svolta culturale nelle loro aziende e nel mondo del lavoro in generale. E di fronte a un welfare statale che si ritira il welfare contrattuale e quello aziendale diventano i principali supporti per soddisfare bisogni e domande non più coperti da quello statale.»

Linda Laura Sabbadini, Direttore Dipartimento per le statistiche sociali e ambientali ISTAT, ha inoltre focalizzato l’attenzione sul lavoro rosa e sulla carenza di politiche di sostegno in Italia, strategie di welfare che, se attuate, sarebbero in grado di contribuire alla ripresa dell’economia nazionale.

«Ancora oggi le donne si sobbarcano il 73,5 per cento del lavoro familiare a fronte di un welfare statale che ha nel lavoro familiare delle donne il pilastro fondamentale. Per crescere bisogna riequilibrare questo impegno, anche e soprattutto attraverso politiche di welfare contrattuale e aziendale, per dare alle donne l’opportunità di partecipare a pieno titolo e da lavoratrici della conoscenza alla ripresa della nostra economia.»

Fonte: Donne Manager su Manageritalia