Il governo nipponico era al corrente dei rischi della centrale di Fukushima.

L’Aiea, l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica, già da due anni era a conoscenza dei problemi della centrale nucleare e non aveva esitato a comunicare alle autorità giapponesi la possibilità di gravi danni< alle strutture in caso di sismi di intensità elevata. Di tutta risposta, i giapponesi si erano immediatamente attivati per costituire un "centro di reazione rapida” per far fronte alle necessità della centrale nucleare, costruita più di trent’anni fa.

Galleria di immagini: Tsunami in Giappone

Questo è quanto è emerso dai cablogrammi pubblicati dal sito Wikileaks e diffusi dal quotidiano britannico The Daily Telegraph dopo il terremoto di grado 8.9 della scala Richter che nei giorni scorsi ha messo in ginocchio il Giappone.

Dai rapporti dei tecnici contenuti nello stesso cablogramma, è chiaro come le misure di sicurezza previste in caso di sismi di forte intensità non contemplavano scosse superiori al 7° grado della scala Richter, quindi meno potenti di quelle di venerdì 11 marzo in una delle zone a più alto tasso sismico dell’intero Paese. Sempre nel 2008, durante il G8 organizzato a Tokyo, uno degli argomenti di discussione fu proprio la sicurezza delle centrali nucleari giapponesi inserite in un contesto di elevato rischio sismico.

In un altro cablogramma, un documento dall’ambasciata americana a Washington in cui è riportato il parere di un ignoto esperto, viene inoltre segnalata l’evidente arretratezza delle norme anti-sismiche del Giappone che, in ben 35 anni, sono state revisionate solo tre volte.

Dell’anno successivo, il 2009, è un altro documento rivelato dal sito dell’associazione rappresentata da Julian Assange in cui si asserisce che Taro Kono, parlamentare nipponico, aveva confidato ad alcuni diplomatici degli Stati Uniti alcuni incidenti nucleari avvenuti in passato prontamente insabbiati dal governo il quale, bloccando una decisione presa dalla magistratura giapponese, aveva impedito la chiusura di un impianto incapace di resistere a terremoti di entità superiore a 6,5 gradi Richter.