L’arresto della leader del movimento, Manal Al Sharif, per essere stata identificata alla guida di un autoveicolo non impedirà la protesta. Domani, a distanza di vent’anni dalla prima grande manifestazione del ’91, le donne saudite torneranno in massa a chiedere che venga loro concesso il diritto di guidare.

Le molte intimidazioni da parte dei gruppi conservatori non fermeranno le donne di “Women2Drive2, che tramite Facebook hanno diffuso le istruzioni su come procedere durante l’iniziativa. Nessun punto di ritrovo, così da evitare il fermo di massa occorso durante la prima protesta, ogni donna guiderà partendo da casa sua e nella sua città.

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Siccome sarà probabile l’arresto per coloro che aderiranno, sono state presentate alcune procedure da seguire per facilitare il rilascio. Andranno accompagnate da un uomo e dovranno portare con sé un piccolo kit composto da: una bandiera saudita e una scritta inneggiante al Re Abdullah, da mettere bene in mostra per dimostrare la loro fedeltà al trono; il simbolo della campagna a dimostrazione dell’adesione alla protesta; il velo, che dovrà essere indossato in maniera appropriata.

Viene anche diffuso, per facilitare le adesioni, che la pena massima in cui potranno incorrere le manifestanti sarà la firma di un foglio di scuse e una reprimenda. Il Web, come in molti casi analoghi, sembra essere il principale terreno di espressione per i diritti sociali violati. In Arabia Saudita le donne vedono molti di questi diritti violati, a cominciare dalla libertà personale. A loro è impedito ad esempio, senza l’autorizzazione di un uomo, il permesso al lavoro e a viaggiare.

Al di là della riuscita domani della campagna, nella rete il successo sembra essere già stato raggiunto. I messaggi di sostegno a Women2Drive apparsi su Facebook, oltre ai molti video caricati sul canale Youtube a essa dedicato, rappresentano un chiaro messaggio di speranza in favore delle donne saudite.