X-Factor 6 ha dedicato la terza puntata alle band, con la loro carica rivoluzionaria. In video sono state sciorinate le immagini dei gruppi più rappresentativi della storia, come Beatles, Rolling Stones, Nirvana, Doors, Deep Purple e così via, mentre l’ingresso dei giudici è stato salutato con un tappeto di Dancing In The Street di Martha and the Vandellas, che fu anche cover dei Van Halen. Simpatico il look del giudice Elio, che ricordava molto Nick Cave and the Bad Seeds.

Galleria di immagini: Alessandro Mahmoud XF6

La prima a salire sul palco di X-Factor 6 è stata Chiara Galiazzo, che come al solito ha convinto i giudici, stavolta con I Want To Hold Your Hand dei Beatles, ma con l’arrangiamento lento degli Sparks. La sua straordinaria voce blues è risuonata per tutto il teatro e il gradimento nei confronti di Chiara è il segno chiaro che qualcosa sta cambiando nella musica italiana. Più incolore, o meglio “più finta” come ha sottolineato Morgan nel suo giudizio, l’esibizione di Daniele Coletta, che ha cantato Tutti i Miei Sbagli dei Subsonica: il confronto con la band non è stato esaltante, l’effetto megafonico iniziale probabilmente non rendeva giustizia all’originale. Ma è il rischio che si corre quando ci si confronta con una canzone tanto famosa.

X-Factor è proseguito bene invece per i Frères Chaos, che hanno cantato il pezzo dei canadesi Of Monster and Man Little Talks: si sono discostati abbastanza dall’originale, ma senza tralasciare la sua carica. Un po’ sottotono Nice, che ha cantato Eternità dei Camaleonti, ma non è riuscita a farla propria, com’è normale per una ventenne che si accosta a un pezzo tanto vecchio che non le appartiene. È stata poi la volta di Alessandro Mahamoud, che è riuscito benissimo a rendere da solista un pezzo da band come Name and Number dei Curiosity Killed the Cat: il suo approccio ha spogliato l’originale della sua valenza pop, rendendola maggiormente ritmata, funky e black. La prima manche è terminata con ICS, che ha cantato 21th Century Skizoid Man dei King Crimson: difficile per ICS riprodurre la psichedelia del pezzo originale, che si è trasformato in una specie di rivisitazione da gruppo rap sul genere Onda Rossa Posse/Assalti Frontali, inframmezzato da una marchetta al talent show stesso.

La seconda manche si è aperta con Cixi che ha cantato Sing It Back dei Moloko: bella voce, ma non si è riusciti a ricreare la sensualità spiccata dell’originale. È stata poi la volta di Romina Falconi, che ha interpretato Rio dei Duran Duran, e stavolta si è trattato di una cover in piena regola, perché Romina è stata appassionata come un’icona della new wave con un’estensione vocale in grado di far impallidire Simon LeBon, anche se l’incipit non è stato coi fuochi d’artificio. Bene sia le Donatella, che hanno cantato invece Rocket dei Goldfrapp, sia Yendry Fiorentino, che si è esibita con Don’t Speak dei No Doubt: entrambe le versioni sono apparse molto simili alle relative originali. Infine, è stata la volta di Davide Merlini, che ha cantato Vieni da Me delle Vibrazioni, spesso con i giochi di voce dell’originale, il che è spesso una mossa vincente all’indirizzo del pubblico, che conosceva bene il pezzo.

Il ballottaggio c’entrava ben poco con la puntata dedicata alle band, ma vale la pena approfondire, perché Romina ha affrontato Alessandro con un pezzo di una della più grandi band della storia, Bohemian Rapsody dei Queen. Arrangiamento completamente differente e molto funky, Romina convince tecnicamente con un pezzo difficilissimo, saltando però le strofe maggiormente rock, ma con una versione che forse sarebbe piaciuta allo stesso Freddie Mercury. Una chiara citazione musical cinematografica anche nella versione a cappella di Romina, che ha cantato Llorando, così come si poteva ascoltare nel film Mulholland Drive. Un vezzo ironico per la concorrente, in un talent in cui tutto è registrato, persino la musica della base, ma non la voce: nella pellicola, il presentatore introduceva l’esibizione con “no hay banda”, ossia non c’è un gruppo che suona.