Dopo il ritrovamento di un DNA maschile sugli indumenti intimi di Yara, si delinea un movente di natura sessuale per quanto riguarda la morte della giovane di Brembate.

Le prime indiscrezione collocavano la presenza di un ipotetico branco nel luogo del ritrovamento del corpo della giovane, ma l’ipotesi è stata smentita subito dagli inquirenti. Ora prende corpo un’altra pista che circoscriverebbe il DNA dell’assassino sugli abiti della piccola.

Galleria di immagini: Yara Gambirasio, i luoghi

Dei quattro diversi profili genetici rilevati sul corpo della ragazzina, tre sarebbero parziali e contaminati da agenti esterni, appartenere a membri della cerchia degli amici e famiglia oppure ai soccorritori accorsi per il ritrovamento. Ma uno solo, quello identificato sulle mutandine della ragazzina, apparterrebbe all’assassino.

Il problema è che non vi è nessun riscontro con i 2.500 profili passati al vaglio, esclusi anche quelli dei parenti e dei familiari e dell’insegnante di ginnastica della palestra frequentata da Yara. Si è quindi passati al controllo dei cellulari che, la sera del rapimento, avevano agganciato le celle telefoniche di Brembate Sopra e di Chignolo d’Isola. Indagini che hanno portato gli inquirenti fino a Piacenza e ai telefoni di una coppia di camionisti che si trovavano in zona mentre Yara scompariva. Ma per il momento le indagini proseguono in attesa di un riscontro certo con il DNA dell’assassino.