Mentre continua l’autopsia sul corpo della piccola Yara Gambirasio, gli inquirenti sembrano voler dare una svolta importante al caso. Una decina di persone, note alle forze dell’ordine per precedenti di aggressioni a sfondo sessuale, sono state convocate per il prelievo del DNA.

L’ipotesi che ha portato alla decisione è questa: se l’assassino della tredicenne è effettivamente della zona di Brembate di Sopra o dei comuni limitrofi, come farebbero sospettare la modalità di scomparsa di Yara e il luogo del suo ritrovamento, allora potrebbe aver già palesato la sua mentalità disturbata anche in passato.

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Grazie al ritrovamento del cadavere è ora possibile individuare tracce di un codice genetico diverso da quello della piccola, e confrontarlo con chiunque sia d’ora in poi sospettato dell’omicidio.

Il fatto che Yara sia stata probabilmente uccisa nell’immediatezza del rapimento aiuta a costruire un identikit comportamentale del suo aguzzino. Potrebbe per esempio trattarsi di un maniaco, un qualcuno che frequentava abitualmente la zona, e magari persino la palestra dove la ragazzina si allenava, un personaggio che ha agito in preda a un impulso incontrollato, e che si è subito disfatto del cadavere. Per questo, la prima cosa da fare è proprio analizzare gli archivi della polizia, e andare a indagare direttamente su persone in qualche modo sospettabili.

Questo non significa necessariamente che il corpo di Yara ci restituisca preziose informazioni su chi l’ha portata via dai suoi genitori e ha posto fine alla sua vita, ma certamente questo è possibile, se non addirittura probabile. Bisogna pensare che anche casi molto datati, come quello della povera Elisabetta Cesaroni, sono stati riaperti proprio grazie alle nuove tecnologie scientifiche in grado di trovare tracce di DNA anche a distanza di decenni.

Per questo stanno lavorando gli esperti dell’Istituto di medicina legale di Milano, guidati dalla dottoressa Cristina Cattaneo, la quale ha lavorato sui resti di Yara fino a tarda notte. Non aiutano, ovviamente, le pessime condizioni del corpo, rimasto probabilmente per tre mesi all’aperto, sottoposto a intemperie, all’azione dei rovi e di possibili animali selvatici.

Cristina Cattaneo, esperta del Labonaf, il laboratorio di antropologia forense all’Università Statale di Milano, è però esperta proprio in casi difficili come questo. Considerata una delle antropologhe forensi più famose d’Italia, si è occupata per esempio del caso delle vittime delle Bestie di Satana e dell’omicidio di Elisa Claps, la ragazza uccisa nel 1993 il cui corpo pesantemente mummificato è stato trovato in una soffitta della cattedrale di Potenza.

Oltre alle indagini scientifiche continuano ovviamente anche quelle più classiche. Per esempio: quanto tempo può aver impiegato, l’assassino, a percorrere il tragitto che dalla palestra di Brembate porta al prato di Chignolo, dove presumibilmente è stata subito abbandonata Yara? A questo stanno lavorando polizia e carabinieri, che proprio ieri hanno effettuato un nuovo sopralluogo nella zona, cronometrando il tempo necessario a percorrere quei nove chilometri appena.

Tutto questo, unito alle ricerche sui cellulari che hanno agganciato le celle telefoniche delle due zone e ad alcune ricerche parallele sui frequentanti i locali della zona, potrebbe dare informazioni utilissime agli inquirenti. Uno dei dettagli che più ha colpito chi sta indagando sull’omicidio è la presenza nella tasca del giubbotto di Yara della sua scheda SIM. Si pensa, per esempio, possa essere stato l’assassino a costringere la piccola a togliere la scheda dal telefono, per poi portarlo con sé (non è mai stato ritrovato, a differenza dell’iPod che era anch’esso a Chignolo), ma non è niente di più di una supposizione.

In seguito alle polemiche sulla presenza o meno del corpo di Yara nel campo, già ai tempi delle ricerche, la Protezione civile di Bergamo ha decretato il silenzio stampa. Sono stati inoltre ascoltati tutti i volontari che eseguirono le perlustrazioni della zona, per capire se effettivamente ritengono sia impossibile che il corpo giacesse già lì da allora.

Su questo, però, le analisi medico legali non lascerebbero dubbi: Yara è stata rapita, uccisa e portata a Chignolo dal suo assassino nel giro di pochissimo tempo. Tutti sperano che l’autopsia possa dire molto altro ancora.