Il caso di Yara Gambirasio potrebbe essere, forse, ad un punto di svolta. Pare che sotto le unghie della giovane sia stato rinvenuto del DNA estraneo che, qualora le ipotesi investigative trovassero conferma, potrebbe essere quello del suo killer.

Dalla ricostruzione della vicenda, infatti, pare che la piccola si sia ribellata alle violenze del suo aggressore e, di conseguenza, nella colluttazione Yara potrebbe aver trattenuto tracce organiche del suo carnefice.

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Il DNA raccolto dovrà ora essere analizzato per capire se si tratti di un reperto umano o animale. Dopodiché, i dati rilevati verranno presumibilmente confrontati con quelli già in possesso agli inquirenti: durante il corso delle indagini, infatti, sono stati prelevati inconsapevolmente campioni genetici da più di 40 individui, isolati su tazzine, bicchieri e sigarette. Infine, l’analisi sui pollini e sulle sterpaglie svelerà la presenza, o meno, del cadavere a Chignolo sin dal giorno della sua scomparsa.

Se la fortuna dovesse assistere questa parte delicata per i medici legali, l’assassino potrebbe emergere da questa cerchia ristretta di persone. In caso contrario, ovvero qualora le tracce rinvenute sul cadavere non fossero legate a nessun sospettato, la risoluzione del caso rischia di subire una brusca frenata.

Come ricordato ieri, nessun’altra traccia è stata scovata sul corpo esanime dell’atleta. I RIS infatti confermano l’assenza di impronte digitali sul telefonino, sulla SIM e sull’iPod di Yara: il killer potrebbe avere perciò utilizzato i guanti o aver ordinato a Yara di procedere lei stessa allo smontaggio del dispositivo.

Non è nemmeno chiaro il movente: esclusa l’aggressione a scopo sessuale, rimangono aperte tutte le ipotesi. Al momento, perciò, la triste storia di Yara Gambirasio rimane un mistero.