Yara Gambirasio e Sarah Scazzi. Due storie diverse, ma con un grande filo conduttore che le collega: l’attenzione, delle volte eccessiva, dei media, che spesso provoca malumori e polemiche, come è avvenuto per lo spot di Bruno Vespa per “Porta a Porta” “Chi protegge i nostri figli“: questo il messaggio andato in onda durante il film di animazione per bambini “Cenerentola” della Walt Disney.

Il testo del lancio di”Porta a Porta” è il seguente:

Stiamo vedendo Cenerentola, un film che ha fatto sognare generazioni di bambini ebbene proprio ai bambini e ai loro genitori, alle nostre famiglie è dedicata la riflessione di questa sera: come possiamo difendere in nostri figli? Chi mai potrebbe immaginare che una bambina di tredici anni scompare in settecento metri di strada o che un’altra di quindici finisce in un garage, così sembra, almeno, e non ne esce? Faremo una riflessione con gli ultimi aggiornamenti su questi drammatici casi di Bergamo e di Avetrana, a più tardi.

Com’era prevedibile, le polemiche non sono tardate ad arrivare: molte famiglie si sono rivolte all’Osservatorio per i diritti dei minori. Lo stesso presidente, Antonio Marziale, ha criticato l’accaduto con queste parole:

Non è ammissibile che una delle sempre più rare occasioni di intrattenimento dedicate ai bambini e alle famiglie debba essere funestata da uno spot inquietante, intitolato “Chi protegge i nostri figli?”, un condensato di pochi secondi a effetto in grado di generare apprensione tra i minorenni e gli adulti intenti a seguire il capolavoro disneyano.

Le repliche del presentatore si possono sintetizzare in due punti: nello spot non c’era un riferimento esplicito a Sarah e a Yara; i due casi, comunque, sono un tema all’ordine del giorno di tutte le famiglie italiane con figli adolescenti.

Lo spot di Vespa è sicuramente in linea con il clima di xenofobia e insicurezza che aleggia a Brembate, e non solo, e di cui abbiamo parlato anche noi. Molti genitori sono preoccupati per la sicurezza dei loro figli: qualcuno invoca il coprifuoco, altri le ronde, altri ancora invece preferiscono continuare a vivere come sempre. Qual è la giusta condotta? Non sarà che programmi del genere, con il loro continuo rimestare nel torbido di queste storie, ci abbiano fatto perdere il senso della realtà, alimentando eccessivamente paure e preoccupazioni delle famiglie?