La notizia dell’arresto del marocchino accusato di aver preso parte all’omicidio di Yara Gambirasio, ha sconvolto tutti. Peccato, però, che a farsi sentire non è tanto il dolore per la morte un innocente, ma quanto piuttosto gli incitamenti a sfondo razziale, che non sono mancati anche su Facebook.

La tensione è alta a Brembate Sopra, il paesino dove viveva la ragazza.

Occhio per occhio, dente per dente […] Non ne possiamo più di questi immigrati, devono tornarsene a casa loro […] Marocchini fuori da Bergamo […] Lasciatecelo in piazza a Brembate, noi non abbiamo mai cercato niente, loro vengono qui a rubarci il lavoro e violentarci le donne.

Queste sono solo alcune delle scritte contro gli extracomunitari che circolano in paese e sui social network.

Il sindaco della città, Diego Locatelli, ha cercato di riportare l’ordine e, durante una conferenza stampa, ha espresso così tutto il suo disaccordo rispetto ai messaggi e alle scritte contro gli extracomunitari:

Ci dissociamo da singoli episodi manifestatisi in occasione della divulgazione di notizie inerenti alle indagini tuttora in corso e ancora in fase di accertamento […] Auspichiamo che questo non sia strumentalizzato e che prevalga il senso di massimo riserbo sulle indagini che le forze dell’ordine stanno svolgendo con professionalità e con grande dispiego di energie e risorse.

Tuttavia, sarà difficile limitare episodi del genere anche perché su Facebook i commenti razzisti si moltiplicano ogni minuto che passa: s’invoca la pena capitale, linciaggi, la legge del taglione. Frasi queste che fanno riflettere, per cui il dubbio sorge spontaneo: che differenza c’è tra il nostro paese, che si fa portavoce della difesa dei diritti umani e i paesi islamici, dove la legge del taglione esiste davvero?