Mentre la comunità di Brembate Sopra si stringe attorno alla famiglia della piccola atleta e il parroco della cittadina ne annuncia la santità, appare sulla stampa il primo identikit dell’assassino di Yara Gambirasio. Lo spietato killer della tredicenne sarebbe un uomo alto circa 175 centimetri e dal peso di 73-77 chilogrammi. A rivelarlo sarebbero le ferite rinvenute sul cadavere, otto in totale, compatibili con una simile descrizione.

I colpi letali sarebbero quelli inferti alla schiena, in particolare quello posto tra la scapola e la nuca, mentre le ferite alle braccia indicherebbero il drammatico tentativo di Yara di divincolarsi dalla morsa del suo assalitore. L’assassino potrebbe essere un giovane, perché la zona del ritrovamento è in genere frequentata da ragazzi data la vicinanza di una famosa discoteca.

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L’anatomopatologa Cristina Cattaneo si incontrerà con la procura di Bergamo questo mercoledì, così da fornire le primissime indicazioni rilevate dall’autopsia. I medici legali sono ancora alla ricerca di tracce di DNA del killer, forse rimaste sotto le unghie della giovane data la sua lotta di resistenza alle violenze.

È giallo, invece, sul luogo del ritrovamento. Non è, infatti, ancora stato chiarito se il corpo di Yara fosse presente al campo di Chignolo dal giorno della sua scomparsa, l’ormai noto 26 novembre. Alcune indiscrezioni smentirebbero questa ipotesi: i primi testimoni del ritrovamento avevano già escluso questa tesi, sottolineando come la zona sia ampiamente dibattuta e utilizzata da molti cittadini per passeggiate con i cani. Qualora vi fosse stato un cadavere, i cani presumibilmente l’avrebbero segnalato. Inoltre, pare che la zona fosse stata sorvolata da ben quattro elicotteri e, data l’assenza di arbusti di grande consistenza e la mancanza di foglie del periodo invernale, dall’alto un corpo abbandonato sarebbe stato immediatamente riconosciuto.