Nuove indiscrezioni emergono dal caso di Yara Gambirasio, la ragazzina brutalmente uccisa nella provincia di Bergamo. Oggi è infatti trapelata una nuova testimonianza, rilasciata alle forze dell’ordine lo scorso novembre, che pare confermare l’ipotesi di premeditazione del rapimento.

Una donna di Ambivere, comune della bergamasca a pochi chilometri da Brembate Sopra, avrebbe riferito ai carabinieri di aver notato un furgone bianco da cui provenivano le urla di una donna. Il racconto risale al 28 novembre, a due giorni di distanza dalla scomparsa della giovane atleta.

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La donna avrebbe notato il furgone nei pressi della sua abitazione, situata a un solo chilometro dal luogo del rapimento, verso le 19 del 26 novembre. Una voce femminile avrebbe destato la sua attenzione, ma nulla lasciava presagire la tragedia. Nei giorni successivi, appresa la scomparsa di Yara, la donna si è immediatamente recata dai carabinieri per raccontare quanto successo.

Qualora questa ipotesi trovasse conferma nella ricostruzione del caso, l’omicidio della Gambirasio potrebbe essere premeditato. Il killer, infatti, si sarebbe organizzato con un mezzo di locomozione idoneo a nascondere la sottrazione della minore, per poi attenderla all’uscita dell’allenamento. Questa teoria, tuttavia, sarebbe in contraddizione con gli eventi del 26 novembre: Yara si è recata al centro sportivo di Brembate per pura casualità, sostituendo la sorella nella consegna dello stereo per le esibizioni. Impossibile, perciò, prevedere in anticipo la sua presenza al palazzetto.

L’omicidio, così come da ultime discrezioni, potrebbe essere di natura carnale: il sequestratore avrebbe ucciso la piccola perché resistente ad avance di tipo sessuale. Il killer, armato di punteruolo o cacciavite, pare abbia tentato di violentare la giovane, così come emerso dallo strappo sugli slip. Yara, tuttavia, sarebbe riuscita a liberarsi dalla morsa dal suo aggressore ma, per evitare una sua fuga, sarebbe stata colpita letalmente tra le spalle e la nuca. Una volta a terra, l’omicida si sarebbe accanito sul corpo, sferzando altri colpi e lasciando un segno a “X” nella zona lombare, una sorta di firma del delitto.