Massacrata a pugni, strangolata, e soltanto in un secondo momento, quando era priva di vita, colpita con un’arma. Questa è la terribile morte di Yara Gambirasio, emersa dall’autopsia, almeno secondo il settimanale “Oggi“, che ha anticipato gli attesi risultati della patologa Cristina Cattaneo (incaricata il 28 febbraio, due giorni dopo il ritrovamento del cadavere) e che verranno pubblicati nel numero di domani.

Secondo le indiscrezioni del giornale, sarebbe dunque questa la dinamica dell’assassinio, uno scenario che sgombra il campo alle tante altre ipotesi immaginate in questo ultimo mese, compresa la morte per freddo. Invece le mani dell’assassino (o degli assassini) hanno agito brutalmente per togliere la vita alla ragazzina di Brembate di sopra: prima colpendola ripetutamente a pugni, tanto che sono state trovate echimosi sotto gli occhi e sulla tempia sinistra, poi stringendo entrambe le mani per serrarle la gola.

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Un fatto importante, perché significa che le ferite trovate sul corpo di Yara sono state inferte quando era già morta, o comunque incosciente. Cosa questo significhi rispetto al quadro dell’inchiesta è difficile dirlo, ma non esclude la pista satanica: chi ha usato un coltello contro Yara l’ha fatto per infierire, non per colpire. Ecco la spiegazione del pochissimo sangue trovato sulla scena del delitto, il cuore di Yara era già fermo.

Naturalmente questa indiscrezione non ha ricevuto conferme e smentite, al momento, nell’ambiente della procura di Bergamo, che prosegue il suo lavoro.

Sul fronte delle indagini, i prelievi di DNA sono saliti a 400, confrontati con le tracce sul guanto, ma finora non c’è stato alcun riscontro. È notizia però del TGCom che gli inquirenti avrebbero isolato una traccia migliore sui vestiti di Yara, diversa da quella che ha segnalato la presenza di un uomo e una donna trovati sui guanti. Il profilo genetico di questa traccia è sconosciuto e non appartiene a nessuno di quelli già controllati.