Continuano a essere avvolti nel più stretto riserbo i primi risultati delle analisi sul corpo di Yara Gambirasio, la tredicenne uccisa a Brembate Sopra. A quanto emerso negli ultimi giorni, l’arma del delitto potrebbe essere stata un punteruolo e l’atleta potrebbe essere morta per dissanguamento. Sui vestiti, tuttavia, non vi sarebbero i segni della colluttazione con l’arma da taglio: molto probabilmente la Gambirasio è stata rivestita dopo il delitto, quest’ultimo forse di natura carnale.

Nel frattempo, emergono nuove indiscrezioni sulle ricerche degli inquirenti. In tarda serata, secondo quanto dichiarato da AGI, è giunta la spiegazione sul caso Facebook emerso qualche giorno fa: una certa Marta C. si era esposta affermando di essere la migliore amica di Yara, sottolineando di conoscere l’assassino.

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Le indagini, tuttavia, confermerebbero l’estraneità della ragazzina residente a Gorle, perché non responsabile di queste dichiarazioni. La madre, infatti, conferma la chiusura del suo account sul social network lo scorso 13 ottobre. Un mitomane, con tutta probabilità, ha quindi provveduto alla riapertura dell’account, creando una pagina gemella a quella originale. I genitori hanno quindi provveduto a sporgere denuncia sia alla polizia postale che ai carabinieri.

Questa versione si aggiunge a quella trapelata in rete nelle prime ore del pomeriggio. Secondo questa interpretazione, Marta sarebbe effettivamente una collega atleta di Yara, semplicemente spaventata dalla possibile presenza di un possibile killer fra le sue conoscenze. Sulla sua pagina Facebook sarebbero, inoltre, apparsi dei messaggi davvero inquietanti:

“Lui ci conosce tutte, ora io ho paura… Lo vedo sempre ai nostri allenamenti”.

Confrontata con la notizia pubblicata da AGI, questa frase sembrerebbe confermare l’esistenza di un mitomane che avrebbe preso le veci della ragazzina, rubandone l’identità virtuale. A quanto pare, però, né Marta né il buontempone telematico sembrerebbero essere effettivamente connessi all’omicidio della Gambirasio.