Un nuovo scoop potrebbe nuovamente ribaltare le ipotesi sul caso di Yara Gambirasio, la tredicenne di Brembate barbaramente uccisa da un killer ancora sconosciuto. Nella mattinata di oggi si era paventata l’idea di DNA maschile sotto le unghie della piccola. Nel tardo pomeriggio, invece, la notizia del rilevamento sul cadavere di una seconda traccia biologica, questa forse femminile.

Il materiale genetico rilevato, frutto di una contaminazione, sarebbe di vitale importanza per poter risalire all’aggressore della giovane atleta. Aggressione che, qualora le prime ipotesi fossero completate, potrebbe forse essere stata perpetrata da due persone fra di loro complici.

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Gli ultimi rumor apparsi in Rete rimarcherebbero l’estraneità dei genitori e delle conoscenze più ristrette di Yara dal delitto, essendo le tracce rinvenute non compatibili con il loro codice genetico. L’indiscrezione, tuttavia, non è stata confermata dagli inquirenti, celati nel più doveroso silenzio.

Più cautela emerge, invece, dall’agenzia diffusa da Agi: le tracce sul corpo di Yara sarebbero effettivamente state trovate, ma è prematuro affermare se siano effettivamente utili alle indagini. Potrebbero, infatti, essere preesistenti all’assassinio o, in alternativa, frutto dell’inevitabile inquinamento delle prove sul luogo del delitto.

Nel frattempo, a parlare è sempre il parroco di Brembate Sopra, Don Corinno Scotti. Il sacerdote del comune della bergamasca ha infatti affermato l’imminente avvio di missioni religiose in Africa e in America centrale per ricordare la memoria di Yara. Inoltre, presto verrà pubblicato un libro pensato per raccogliere le testimonianze d’affetto e le preghiere in favore dell’atleta, da distribuire poi alle famiglie del paese.