Con il ritrovamento del piccolo corpo senza vita, non si spengono le luci sulla storia di Yara Gambirasio. Ogni piccolo dettaglio che pian piano emerge dai rilievi della polizia scientifica fa anzi aumentare l’attenzione e lo sconcerto, fa pensare con ancora maggiore tenerezza a questa ragazzina trovatasi da sola davanti a qualcuno che voleva farle del male.

Anche se sarà l’autopsia delle prossime ore a dare risposte certe sui motivi della morte, si ragiona già su tutto ciò che il corpo può ancora comunicare. A distanza di tre mesi molti rilievi risultano complessi, ma dai primi riscontri dei medici legali, il corpo della piccola presenta almeno sei coltellate inferte con particolare violenza.

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L’assassino avrebbe colpito Yara alla gola, la quale, tentando di difendersi, avrebbe poi subito un colpo al polso e infine alla schiena. Queste ultime ferite, dicono gli inquirenti, sembrerebbero molto profonde. Tra le mani la piccola, probabilmente morente, avrebbe trattenuto alcuni ciuffi d’erba.

Brembate di Sopra è un paese sconvolto, impaurito e sospettoso. Tutti si chiedono chi sia l’assassino, o gli assassini, in grado di compiere un delitto tanto efferato. Per il fatto stesso che Yara sia stata ritrovata a pochissima distanza da dove è stata rapita, in un campo noto alla gente del posto e frequentato da coppiette o prostitute, il pensiero che questa persona possa essere parte della comunità, è purtroppo forte.

Gli inquirenti, che non devono più trovare Yara, hanno ora il compito di scoprire l’assassino e restituire una sorta di pace, a questa provincia terrorizzata e, per quanto possibile, anche ai genitori della piccola.

Per prima cosa pare acquisiranno i dati registrati dalla cella telefonica della zona del ritrovamento, confrontandoli anche con quelli raccolti da quella che copriva il tragitto palestra-casa compiuto dalla ragazzina il 26 novembre.

L’accertamento ha ovviamente lo scopo di individuare tutti i cellulari che si sono agganciati alla cella di Chignolo sia il giorno della sparizione di Yara, sia nei giorni successivi. Questo perché si ha la ragionevole certezza che la tredicenne sia stata uccisa quasi subito, e che poco dopo il suo corpo sia stato abbandonato proprio dove è stato ritrovato.

Sospetti giungono poi da Giovanni Valsecchi, responsabile locale dei volontari che per mesi avevano cercato invano Yara. L’uomo si dice convinto che il corpo non potesse trovarsi nel campo di Chignolo da tutto quel tempo, avendolo setacciato palmo a palmo anche con l’utilizzo dei cani molecolari. E aggiunge:

“Sono sicuro che qualcuno non ha detto tutto, non in malafede, ma con la convinzione che parlando avrebbe intralciato il ritrovamento di Yara, ora è il momento che si dica tutto. Ora più che mai dobbiamo stare attenti ai nostri ragazzi”.

Il clima in paese è questo. Tra sospetti e campane che suonano a festa ogni ora in memoria della piccola, considerata un angelo, tutti aspettano delle risposte e auspicano una veloce soluzione del caso.