Si fa sempre meno confuso il profilo dell’assassino di Yara Gambirasio. Dalle indagini sembra sgonfiarsi la pista del maniaco sconosciuto, e inizia a farsi largo quella di qualcuno di conosciuto, qualcuno che apparteneva al mondo di Yara e di cui la piccola si fidava.

Si attendono ovviamente i dati scientifici, i risultati di un’accurata autopsia effettuata dai professionisti di Milano, ma intanto si procede con le indagini vere e proprie, con le intuizioni e le analisi psicologiche del comportamento di chi potrebbe aver commesso un delitto tanto atroce e insensato.

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Nella giornata di ieri, ad esempio, si sono rincorse voci che escludevano una possibile violenza sessuale sulla ragazzina, ma oggi queste indiscrezioni vengono sconfessate. I rilievi sono in corso, e nessuno può al momento dire se la violenza ci sia stata o meno.

Il fatto che la piccola fosse perfettamente vestita non significherebbe nulla. Ci sono criminali che rivestono le loro vittime, come per un’assurda tenerezza postuma. E questo tipo di atteggiamento, secondo gli inquirenti, è particolarmente riferibile a un padre di famiglia, a qualcuno che compie un gesto assurdo ma non riesce a mettere da parte anche certi atteggiamenti di protezione nei confronti di una ragazzina che potrebbe, tutto sommato, esserne la figlia.

Yara, quando il suo corpo è stato ritrovato, aveva i guanti in tasca. Forse è salita sull’auto di qualcuno che conosceva e di cui si è fidata. Poi ha dovuto difendersi e, forse, sotto le sue unghie è rimasta traccia del DNA dell’orco che l’ha aggredita e uccisa. A Brembate non si cerca più un maniaco, ma piuttosto una persona qualsiasi, appartenente in qualche modo alla vita di Yara.