Pochi giorni dopo la scomparsa, il caso della povera Yara Gambirasio sembrava essere giunto a una svolta. Su un traghetto diretto in Marocco, era stato fermato il piastrellista marocchino Fikri che, dopo un’intercettazione telefonica, sembrava potesse essere il punto di partenza per scoprire la verità, in quanto persona informata dei fatti.

Galleria di immagini: Yara Gambirasio

Il marocchino che lavorava nel cantiere di Mapello, subito dopo un normale interrogatorio, era stato incastrato dalle frasi intercettate sul suo telefonino durante una conversazione con la fidanzata. In una, in particolar modo, il giovane piastrellista diceva “l’hanno ammazzata davanti al cancello!”. Questa frase, tanto chiara e difficile da fraintendere, era stata poi messa in discussione dalle traduzioni, perché, secondo alcuni esperti, completamente difforme dal vero significato di quelle parole.

Oggi, alla luce di nuove indagini che hanno finalmente stabilito l’arma del delitto (una taglierina da muratore), oltre a tracce di pulviscolo di cemento ritrovate nei bronchi e sugli abiti di Yara, ci sono tutti gli elementi per presumere che Fikri nasconda ancora qualcosa e per questo, non possa essere prosciolto dalle indagini a suo carico.

Il Gip Vincenzo Maccora ha deciso di prendere tempo, chiedendo nuovi documenti che possano accertare la totale estraneità dei fatti per l’immigrato, soprattutto ora che si è recentemente scoperto che Fikri, prima di lavorare nel cantiere di Mapello, avrebbe fatto qualche lavoretto da piastrellista in un capannone distante cento metri dal campo di Chignolo d’Isola dove, ricordiamo, è stata ritrovato il corpo privo di vita della ragazza.

Fonte: Il Corriere della Sera