C’erano una volta dei bambini felici, che crescevano conoscendo a memoria tanti ritornelli e sviluppavano la loro fantasia attraverso tante filastrocche e favole in musica.

C’erano una volta tante maestre che riuscivano a insegnare ai loro alunni le tabelline grazie a un geniale ritornello, o la geografia grazie ai racconti musicali di bambini arrivati a Bologna da tanti Paesi lontani. Per non parlare delle lingue straniere, o di tutti i versi degli animali (tranne quello del coccodrillo) o dell’aiuto nell’affrontare temi di attualità come l’adozione a distanza, la pace, la solidarietà con la delicatezza e la leggerezza di un bacio della buonanotte.

C’erano una volta tante mamme e tanti papà che benedicevano i frati francescani e il mago Zurlì per aver inventato un antidoto alla vivacità dei propri figli: quando partiva la trasmissione a loro dedicata, scendeva la pace tra le mura domestiche, e si potevano condividere pomeriggi e risate davanti a una tivù di qualità.

Con gli anni, si sono aggiunte tante novità, la musica si è fatta cartone animato, con un effetto ipnotico per gli under 10, e tanti nuovi personaggi hanno accresciuto l’immaginario fantastico per accompagnare il divertimento e cancellare i capricci. Se i bambini di oggi sono più svegli e non si lasciano incantare dall’aeroplanino per decidersi a mangiare, provate a dire che ha cucinato Nonna Pina, e difficilmente terranno la bocca chiusa. Oppure provocateli dicendo che assomigliano a un gatto puzzolone, e di sicuro accetteranno con finta nonchalance di fare il bagnetto.

E se tutto questo non ci fosse più? Si sta facendo un gran parlare della possibilità che l’edizione dello Zecchino d’Oro di quest’anno, la 52sima (dal 17 al 21 novembre) sarà l’ultima. La fine di un’epoca, la sensazione che tutto è cambiato, che “non esistono più le mezze stagioni”, che “non c’è più religione”. Tutti modi per dire che siamo immobili e inerti, senza la possibilità di cambiare le cose. Insomma, è davvero così che le cose devono andare?

Non parlo solo per la mia esperienza prima di bambina affezionata e poi di laureanda che proprio in via Guinizelli ha mosso i primi passi nel mondo del lavoro. Lo Zecchino parla il linguaggio dei bambini, sussurra consigli all’orecchio dei genitori, strizza l’occhio ai nonni. Ha il sapore delle cose buone, come la torta di mele appena sfornata, fa il rumore della carta dei regali di Natale quando si strappa, ha il colore delle feste di compleanno con i cappellini a forma di cono e le trombette. Ogni anno, a novembre, è un rito scaramantico accendere la TV e scoprire che lo Zecchino c’è.

Quali sono le alternative nella TV per ragazzi? Non mi viene in mente niente.

I bambini di oggi sono più precoci e l’età target della trasmissione si è abbassata. Questo è innegabile. Ma ecco che l’Antoniano ha creato nuovi format per raggiungere i ragazzi che in America vengono definiti tweens, i preadolescenti. Da Terraluna fino al recentissimo Music Gate. Se solo fosse dato allo staff dell’Antoniano la possibilità di esprimere la sua creatività, unita alla cinquantennale esperienza con i bambini e all’altrettanto solida competenza in materia di media e multimedialità, potremmo aspettarci solo risultati positivi.

Apprezzo la proposta del consigliere comunale del Pdl di Bologna, Paolo Foschini, di

candidare la città di Bologna a sede di produzione televisiva specializzata per bambini e adolescenti, utilizzando il centro di produzione esistente presso l’Antoniano.

Nel frattempo chi volesse contribuire alla causa, può firmare la petizione online della CISL.

Cosa diremo se i nostri bambini ci chiederanno informazioni su come stanno i 44 gatti, se la Peppina oggi ha fatto un caffé bevibile, se Cocco e Drilli hanno avuto dei coccodrillini? E se Pinocchio volesse rispondere alla lettera, a chi la indirizzerebbe? E ancora, chi racconterà ai bambini degli eBook, dei viaggi last minute sulla luna, dell’invenzione della cura contro il cancro e di tutto quello che ancora non immaginiamo? Il repertorio, è vero, è fatto di circa 700 canzoni, ma non ci basteranno mai.

Ci siamo fatti una ragione dell’assenza di Topo Gigio, e forse potremo farcela anche per il pensionamento forzato di Cino Tortorella, ma che mondo sarebbe senza lo Zecchino d’Oro?