Uno dei capisaldi della campagna di Letizia Moratti per il ballottaggio di Milano è la lotta all’immigrazione, all’Islam e alle comunità rom. Una vera e propria guerra agli stranieri, culminata con l’accusa rivolta a Giuliano Pisapia di voler trasformare Milano in una vera e propria “zingaropoli“. Per questo, la candidata del centrodestra ha sostenuto la volontà di favorire l’occupazione italiana a discapito della manodopera extracomunitaria. Da questa mattina, però, una nuova polemica ha invaso le pagine di blog e social network.

Sono, infatti, emerse online alcune immagini di operai di origine araba e rom, assunti per appendere a Milano i manifesti elettorali di Letizia Moratti. Ed è partito un nuovo tormentone per l’attuale sindaco: come si inseriscono questi lavoratori nella politica della zero tolleranza per gli immigrati?

Galleria di immagini: Letizia Moratti e Giuliano Pisapia

Non è un periodo particolarmente fortunato per la fama Internet della Moratti. Dopo le #morattiquotes, la gaffe dell’inesistente Moschea di Sucate, le polemiche di Red Ronnie e lo scandalo del virus Facebook per far lievitare illecitamente i contatti sul proprio account, la candidata del PD è da molti considerata come modello di quello che non dovrebbe essere mai fatto online. E oggi la nuova polemica: Letizia Moratti, l’oppositrice di zingaropoli e islamopoli, si avvale di rom e arabi per la propria campagna elettorale.

In molti, in effetti, le hanno fatto notare con commenti e tweet come questi lavoratori non siano “propriamente padani” e, come lecito aspettarsi, c’è chi si è spinto oltre ipotizzando siano anch’essi stati assunti per la querelle, sfociata alla Procura di Milano, sui falsi rom e i finti punkabbestia immotivatamente pro Pisapia. E non è tutto, perché gli operai sono stati fotografati mentre affiggevano i manifesti del PDL coprendo quelli del PD, in ampio contrasto con gli spazi consentiti per legge alle affissioni elettorali.