Allattamento al seno: se il problema si chiama anchiloglossia

Aggiornato il 27 marzo 2019
Mamma

L’allattamento è un momento magico: occhi negli occhi, mamma e bambino imparano a conoscersi dopo i 9 mesi della gravidanza rafforzando così il proprio legame. A volte però possono esserci delle difficoltà a esasperare la neomamma che finisce per desistere e optare per il biberon. Una di queste ha un nome difficile: si chiama anchiloglossia e la sua diagnosi precoce è fondamentale.

L’anchiloglossia è una malformazione del cavo caratterizzata da una eccessiva aderenza della lingua al pavimento della bocca; ha una incidenza che si attesta intorno al 4-5% dei neonati, con una prevalenza in quelli di sesso maschile e nel territorio della Gran Bretagna dove le percentuali raddoppiano. Di solito è asintomatica e, nei casi più favorevoli, si risolve spontaneamente. In altri vi è l’impossibilità a protendere la lingua e a pronunciare alcuni suoni; la causa del disturbo risiede nella anomalia del frenulo linguale che è più corto del normale o poco elastico.

Il movimento limitato della lingua del neonato può essere risolto attraverso il trattamento è chirurgico, con una escissione; in questo modo, anche il dolore al seno della mamma sparirà. Nei casi più gravi, occorre un intervento più radicale cioè la ricostruzione chirurgica delle parti interessate, la frenuloplastica. Spesso occorrono più operazioni per il completo recupero dell’uso della lingua.

photo credit: c r z via photopin cc

Articolo originale pubblicato il 2 luglio 2014

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