Bamboccioni, togliere ai genitori per dare ai figli?

Aggiornato il 25 marzo 2019

Bamboccioni si nasce o si diventa? Una cosa è certa: da quando l’ex ministro Tommaso Padoa-Schioppa ha inventato questo felice epiteto per i ragazzi un po’ troppo cresciuti che non vogliono andarsene di casa, l’argomento continua ad appassionare l’Italia. Il tema è tornato sulle prime pagine dei giornali dopo la recente proposta del ministro per la Funziona pubblica, Renato Brunetta, che vorrebbe dare 500 euro mensili ai giovani in termini di detrazioni fiscali sugli affitti e borse di studio.

“Bisogna cominciare a dare meno ai genitori e più ai figli”, ha spiegato Brunetta correggendo il tiro, dopo che, pochi giorni prima, aveva provocatoriamente auspicato una norma che costringesse i ragazzi a lasciare il focolare domestico a 18 anni. La dichiarazione del ministro arriva pochi giorni dopo la diffusione di un’altra notizia: la sentenza con cui il tribunale di Bergamo ha costretto un artigiano di Trento a continuare a versare l’assegno mensile alla figlia 32enne, studentessa fuori corso all’Università.

Poi è arrivato l’editoriale del direttore del Giornale, Vittorio Feltri, intitolato Non mi toccate i bamboccioni, sono adorabili. Vale la pena di citarne qualche riga:

Questa storia che i giovanotti poco inclini ad abbandonare la casa paterna siano dei bamboccioni non mi convince. Come si fa a chiamare bamboccione uno che preferisce vivere bene coi genitori che male per conto suo? Semmai è masochista chi, per un malinteso senso della libertà, rinuncia a un comodo appartamento, ben riscaldato, bene arredato, nel quale la mamma provvede a tutto, pulire, lavare, stirare, cucinare, e va ad abitare solo come un cane in un bilocale mansardato, travi a vista contro cui sbattere la testa tre volte al dì, bagno angusto, fumare due sigarette di fila significa provocare l’effetto camera a gas, la sera gli tocca lavarsi le mutande, cene in piedi davanti al frigo spalancato recuperando mozzarelle scadute, prosciutto secco, sardine sott’olio tipo rancio di caserma

Gli interrogativi sono tanti: ha ragione Feltri a sostenere che rifiutare le coccole materne in nome dell’autonomia è da imbecilli? O hanno ragione i ragazzi del nord Europa (per esempio, i tedeschi), che abbandonano presto il nido per “farsi da soli”, e deridono in compenso l’italiano “mammone”? Ha ragione quell’imprenditore trentino che si rifiuta di continuare a sostenere la figlia 32enne, fuori corso all’Università? O ha ragione la ragazza, che esercita il suo diritto, riconosciutole dalla legge, di essere mantenuta fino al raggiungimento dell’indipendenza economica? Ma se le cose stanno così, come si fa a dire che bisogna togliere ai genitori per dare ai figli, se sono proprio i genitori a garantire la sopravvivenza della prole?

Anche in Tanguy (Francia, 2001), film-culto per i bamboccioni di tutto il mondo, i giudici avevano dato ragione al figlio, sebbene quest’ultimo, con 4mila euro mensili, avesse un reddito di tutto rispetto e potesse ragionevolmente permettersi di levare le tende dal salotto di casa.

Sarebbe bello sapere cosa ne pensano le tante mamme- e perché no, anche i papà- che frequentano questo blog.

Articolo originale pubblicato il 26 gennaio 2010

Seguici anche su Google News!