Bar Sport: recensione

Sbarca sugli schermi cinematografici italiani “Bar Sport”, il film diretto da Massimo Martelli e ispirato al l'omonimo romanzo di Stefano Benni. Nel cast Claudio Bisio, Giuseppe Battiston e Antonio Catania.

Aggiornato il 11 settembre 2019
Spettacolo

Ispirato all’omonimo romanzo di Stefano Benni, besteller che dal 1976 continua a essere uno dei libri umoristici più venduti sul territorio nazionale, arriva nei cinema “Bar Sport”. Diretta dal regista Massimo Martelli, la pellicola è tra le commedie italiane più attese del momento, anche grazie all’affetto dimostrato negli anni dal pubblico ormai diventato un vero e proprio classico. Prodotto da Aurora Film e Rai Cinema, è il primo adattamento cinematografico concesso dall’autore, da sempre contrario alle trasposizioni cinematografiche delle sue opere.

Il cast, che comprende alcuni dei volti che negli ultimi anni hanno regalato una commedia garbata e delicata al panorama cinematografico italiano, è quello delle grandi occasioni: si va da Claudio Bisio, grande fan dello scrittore bolognese, a Giuseppe Battiston e Antonio Catania passando per Angela Finocchiaro, già partner di Bisio nel successo del 2010 “Benvenuti al Sud” e Lunetta Savino. Non mancano poi altri volti noti della comicità come Vito e Antonio Cornacchione insieme a Teo Teocoli che, dopo undici anni, torna di nuovo sul grande schermo.

Nella periferia bolognese, il Bar Sport gestito da Onassis (Battiston) è il punto di ritrovo dei suoi assidui frequentatori: dal tecnico (Bisio), altresì noto come “tennico”, sempre pronto a tirare fuori la propria opinione su tutto, al tuttofare Bovinelli (Cornacchione). Ci sono anche Muzzi (Catania) con i suoi commenti al vetriolo e Cocosecco (Bob Messini), lo scemo da bar che prova costantemente a conquistare Elvira (Roberta Lena) che, come tutti sanno, fa il mestiere più antico del mondo. Non manca neanche il playboy (Teocoli), che a sere alterne si vanta con i presenti di serate di lusso e notti scoppiettanti, tutte inevitabilmente inventate di sana pianta. Tante storie che s’intrecciano tra di loro, dipingendo le vite della varia umanità sotto lo sguardo austero della storica pasta: la Luisona.

Fedele al libro, ma un tradimento a tutti gli effetti perché, come lo stesso Martelli ha dichiarato in più occasioni, «portare al cinema un libro è sempre un tradimento». Lo sa bene anche Benni, per questo ha strenuamente rifiutato di dare in prestito le proprie opere, evitando di vederle martoriate sotto i feroci colpi delle leggi del cinema che spesso stravolgono in maniera irriconoscibile e decisamente poco godibile bestseller di ogni sorta. Però questa volta si è fidato e il risultato non è stato niente male.

Per chi ha letto il libro, non sarà certo difficile riconoscere nel cast le caratteristiche peculiari dei protagonisti, rigorosamente in copia conforme all’originale; stessa storia vale per la struttura vera e propria: scegliendo un più consono alternarsi di storie e stagioni rispetto ai capitoli a se stanti del libro, “Bar Sport” riporta in vita, con estrema attenzione all’ambientazione piacevolmente retrò fatta di un abbigliamento tipico degli anni ’70, sidecar e telefoni a gettoni, la comicità delle storie in maniera garbata e mai volgare nonostante di spunti nel libro ce ne siano molti.

Il regista e il cast si sono tuffati col cuore in quest’avventura, resa ancora più gustosa dalle originali sequenze affidate all’animazione di Giuseppe Maurizio Laganà principalmente nella narrazione degli aneddoti di Piva e Pozzi, regalando al pubblico una pellicola sincera e generosa, senza nessuna trovata al di fuori del continuum narrativo. Scelta ottima per i neofiti della storia ma probabilmente meno azzeccata per chi ha nel cuore le immagini della Luisona e compagnia bella che ritrovano, con meno smalto e qualche anno di troppo sulle spalle da entrambe le parti, una magia che spesso stenta a incantare la versione cinematografica della favola di Benni, a tratti fin troppo malinconica e priva della giusta verve comica. Un’occasione, forse, non colta del tutto ma che non mancherà di donare almeno parte del buonumore del piccolo cult letterario.

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Articolo originale pubblicato il 21 ottobre 2011

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