Ancora grandi mostre in giro per il mondo per la maison di avenue Montaigne: il Denver Art Museum ospita infatti, fino al 3 marzo 2019Dior: From Paris to the World, una grande esposizione per celebrare non solo gli oltre 70 anni di Haute Couture, ma i viaggi e le esplorazioni che hanno sempre affascinato Christian Dior.

Come couturier parigino, avevo bisogno di conoscere non solo le esigenze delle donne francesi, ma anche quelli di donne eleganti in tutto il mondo“, ebbe a dire Monsieur ed è da qui che parte l’ispirazione della mostra, curata da Florence Müller, storica della moda a cui si deve il clamoroso successo di Christian Dior: Designer of Dreams , allestita fino a gennaio del 2018 al Musée des Arts Décoratifs di Parigi (al Victoria & Albert Museum di Londra dal 2 febbraio 2019).

Oltre 180 modelli di haute couture e 25 tele di prova (o toiles d’atelier), oltre a preziose fotografie, video e film, schizzi originali, quasi 200 accessori e oggetti legati ai profumi Dior e al make-up, e una serie di rari pezzi d’archivio, alcuni inediti e acquistati di recente dalla casa.

Dior-From Paris to the World (Courtesy Press Office©James Florio)

Sono quindici gli spazi tematici dedicati ad alcuni capi diventati delle vere e proprie icone della moda, come la giacca Bar, manifesto del New Look, all’amore per l’arte e le culture straniere del couturier, alle muse fedeli o alle clienti appassionate (da Marilyn Monroe a Natalie Portman).

Dior-From Paris to the World (Courtesy Press Office©James Florio)

Le aree di Dior: From Paris to the World attraversano il tempo e i 4 continenti: si va dalle creazioni di Yves Saint Laurent, come le giacche di pelle ispirate al Marlon Brando de Il selvaggio, fino alle linee morbide di Marc Bohan, nella fiammeggiante stravaganza di Gianfranco Ferré influenzata dal Messico o nell’Egitto del leggendario John Galliano, attraverso le suggestioni che arrivano dal Giappone e i tessuti dipinti da Sterling Ruby (nel 2012) per Raf Simons, per arrivare all’attenzione costante rivolta da Maria Grazia Chiuri nei confronti dei temi legati al femminismo.

Dior-From Paris to the World (Courtesy Press Office©James Florio)

Non mancano le opere d’arte, da Claude Monet a Marc Quinn, Jackson Pollock e pezzi settecenteschi, che hanno alimentato la creatività dei diversi designer, contribuendo all’immaginifico savoir faire caratteristico del numero 30 di avenue Montaigne, quel Bureau des Rêveries, ufficio dei sogni che divenne un Rifugio delle meraviglie, secondo le parole dello stesso Dior.

Dior-From Paris to the World (Courtesy Press Office©James Florio)

La scenografia dell’allestimento è stata progettata dall’architetto Shohei Shigematsu come fosse un labirinto dove gli abiti sono disseminati come briciole di Haute Couture. Un tracciato fatto di quelle curve che, per Christian Dior, erano il simbolo stesso della femminilità.

Dior-From Paris to the World (Courtesy Press Office©James Florio)

Perché allestire oltreoceano una nuova mostra? Perché il legame tra Christian Dior e gli Stati Uniti è forte e arriva da lontano. Primo tra i couturier ad apparire sulla copertina del Time, nel marzo 1957, già dal 1947 era stato eletto ambasciatore dell’eleganza francese  nel Nuovo Mondo, anche grazie alla vera e propria adorazione che Hollywood gli tributa.

Manifestazione per il New Look a Chicago nel 1947 (Courtesy Press Office/ACME Telephoto, 9/22/47)

Era impossibile ignorare i nuovi dettami dell’eleganza definiti da Dior, perché il New Look faceva sembrare tutto il resto démodé”, ebbe a dire Lauren Bacall, tra le stelle più brillanti del firmamento hollywoodiano.

Sbarcato a New York, nel 1948 dona al MOMA l’abito Chérie, tratto dalla sua prima collezione, e nei 10 anni successivi dà seguito al suo afflato internazionale aprendo boutique un po’ ovunque.

Christian Dior con le modelle nel 1955 (Courtesy Press Office – Photo André Gandner©Clémence Gandner)

È stato il primo a capire che una Maison di alta moda esclusiva, che si occupava dell’eleganza dell’alta società, avrebbe potuto conquistare il pianeta“, ha raccontato Florence Müller. “Grazie al New Look, poteva vantare un nome che era più famoso persino di quello di Generale de Gaulle!“.

Galleria di immagini: Dior From Paris to the World, le foto della mostra al Denver Art Museum

Capitalizzando la sua celebrità è riuscito così a mettere in piedi un sistema fino allora visionario, aprendo prima i rami dell’azienda a New York, Londra e Caracas, poi i famosi accordi di licenza con i migliori produttori così da offrire prodotti artigianali di alta qualità, tra cui sciarpe, lingerie, borse, scarpe (con quel Roger Vivier a cui da poco la Maison ha dedicato un bel volume fotografico) e gioielli.

Ed è alla sua ambizione cosmopolita, oltre che alla visione creativa dei suoi successori, che il Denver Art Museum rende ora il suo omaggio.