Diplomati più richiesti dei laureati

Il Censis rivela che il tasso di occupazione dei diplomati è migliore di quello dei laureati. Paradossi del sistema Italia.

Aggiornato il 29 marzo 2019
Mamma

In Italia lavora il 66,9 per cento dei laureati nella fascia d’età compresa tra i 25 e 34 anni: la media europea è dell’84 per cento, l’87,1 in Francia, l’88 in Germania, l’88,5 nel Regno Unito.

Basterebbero questi dati per capire il dramma e il paradosso tutto italiano per cui non avere il famigerato “pezzo di carta” è diventato un fattore competitivo. Già, perché in Italia, dati alla mano, forniti dal Censis, i diplomati hanno più chance di lavoro dei loro coetanei più istruiti, di ben tre punti percentuali. Com’è possibile?

Si tratta dell’effetto di una serie di fattori legati al sistema Italia: scarsa innovazione industriale, sottosviluppo di varie aree (in particolare nel mezzogiorno), ritardo dei giovani nell’ingresso nel mondo del lavoro, il quale a sua volta è asfittico, perché legato a vecchie consorterie generazionali e contrattuali.

Il risultato, oltre al fatto che molti sono disposti ad accontentarsi e gli stessi sogni di realizzazione sono stati messi nel cassetto, è che l’Italia sta perdendo laureati a ritmo vertiginoso: un doppio danno per il Paese, perché la collettività ha speso denaro per formarli, poi non è in grado di tenerli e così vanno a far salire il PIL (prodotto interno lordo) degli altri, lavorando altrove, mettendo su casa e famiglia.

La situazione non è soltanto italiana, ovviamente (è notizia di questi giorni la protesta giovanile in Spagna), ma in Italia è cronicizzata:

“In Italia la laurea non paga. I nostri laureati lavorano meno di chi ha un diploma, meno dei laureati degli altri Paesi europei, e con il passare del tempo questa situazione è pure peggiorata.”

Le parole di allarme del direttore generale del Censis Giuseppe Roma sono risuonate nella Commissione Lavoro della Camera dei Deputati l’altro giorno. Anche perché l’Italia fatica a far lavorare i suoi laureati, ma è pure il paese che ne ha di meno: solo il 20,7 per cento della popolazione. In Francia sono il 42,9 per cento.

Da documento del Censis, sono emerse anche tre proposte: anticipare la formazione; detassare il lavoro giovanile; accompagnare l’ingresso in azienda dei giovani.

“Si potrebbe introdurre un meccanismo per il quale l’azienda che assume due giovani con alti livelli di professionalità potrà essere aiutata a collocare un lavoratore a tempo indeterminato non più giovane, dopo opportuni corsi di formazione, in altre unità produttive, rimanendo il costo della formazione in capo ai soggetti pubblici.”

Articolo originale pubblicato il 19 maggio 2011

Seguici anche su Google News!

Storia

  • Lavoro Femminile