Epoca Fiorucci: a Venezia la mostra dedicata allo stilista

Allestita a Ca' Pesaro, fino al 6 gennaio 2019, una originale esposizione sospesa tra moda e cultura.

Aggiornato il 29 giugno 2018
Moda

C’è tempo fino al 6 gennaio 2019 per vedere Epoca Fiorucci, la mostra allestita presso Ca’ Pesaro – Galleria Internazionale d’Arte Moderna di Venezia che racconta, attraverso un intrigante dialogo tra moda e cultura, la pirotecnica creatività e lo spirito non convenzionale di Elio Fiorucci.

A quasi due anni di distanza dalla mostra Culture Chanel. La donna che legge, Ca’ Pesaro, dunque, ritorna ad ospitare un altro avvincente dialogo tra moda e cultura, omaggiando il celebre stilista milanese scomparso nel 2015.
Da molti definito  “paladino della moda democratica”, Fiorucci è stato una personalità unica, capace di rivoluzionare la moda e il mercato – quando alla fine degli anni Sessanta portò a Milano lo spirito libero e trasgressivo della Swinging London – e di formare il gusto di almeno due generazioni di giovani.

(courtesy press office)

Le sue idee innovative, le proposte sempre all’avanguardia rispetto agli input del pronto-moda, l’apertura ad altri mondi e culture, da cui traeva ispirazione, lo rendevano un fuoriclasse. Poi c’era la passione per l’arte e l’architettura contemporanea, che portò Fiorucci a circondarsi di architetti come Sottsass, Mendini, Branzi, De Lucchi – grandi innovatori al pari suo – o di artisti del calibro di Keith Haring, Jean-Michel Basquiat, Andy Warhol, ai quali non chiedeva “opere” ma contributi creativi per realizzare luoghi, narrazioni, eventi dove protagonisti erano la persona e i suoi desideri.

(courtesy press office)

Fiorucci è stato così il primo stilista a livello internazionale ad affidare ai più grandi architetti, grafici e designer la rappresentazione e la comunicazione dei suoi capi e accessori d’abbigliamento, intesi come estensione delle persone e della loro identità.
Il suo primo negozio in Galleria Passarella a Milano, disegnato da Amalia Del Ponte, è del 1967, e nel ’76 lo store coloratissimo sulla 59th Avenue di New York diventa un punto d’incontro di tanti giovani. Qui arrivano anche Andy Warhol, Truman Capote e una giovanissima Madonna che tiene il suo primo concerto nell’83 allo Studio 54 proprio per i quindici anni di attività di Fiorucci.
Sempre nel 1983, in ottobre, Keith Haring, con i suoi graffiti, firma il restyling dello store milanese. Quindi l’amicizia di una vita con Oliviero Toscani – insieme al quale scardina i canoni della comunicazione – la frequentazione di Vivienne Westwood.

Keith Haring a Milano, 1983 (courtesy press office)

La mostra Epoca Fiorucci, curata da Gabriella Belli e Aldo Colonetti con Elisabetta Barisoni e con la collaborazione di Floria Fiorucci e dell’Archivio Fiorucci, (main sponsor Mini BMW), ripercorre la sua storia attraverso un percorso e un taglio assolutamente originali in linea con lo spirito non convenzionale e non costrittivo dello stilista.
Nel salone del palazzo veneziano affacciato sul Canal Grande è allestito un grande mercato delle idee e delle cose in un caos ordinato, con un’antologia unica di prodotti, oggetti, manifesti, documentazione di eventi. La sala Elio e il suo mondo ripropone il suo universo creativo attraverso immagini e ricordi delle persone che hanno lavorato con lui, mentre sui tavoli sono raccolti gli oggetti più vari prodotti e venduti in tutto il mondo, per oltre trent’anni.
Gli arredi del negozio di Venezia ricreano, nella sala Fiorucci e gli architetti, l’atmosfera dei punti vendita del marchio diffusi a livello internazionale e progettati da Sottass Associati, Aldo Cibic e Michele De Lucchi. A guidare l’architettura della mostra, il tentativo di ricostruire, attraverso le sue invenzioni, la “filosofia Fiorucci”: un negozio, un mercato è “una relazione tra sentimenti, pensieri, linguaggi e anime diverse”, diceva il designer.

Così le opere di Keith Haring e Jean-Michel Basquiat testimoniano la New York Beat degli anni settanta e ottanta, del suo fermento artistico tra Club e strade metropolitane, in una fusione tra espressione artistica e vita urbana; mentre la presenza costante di Oliviero Toscani, di cui Elio Fiorucci fu amico e “fratello maggiore”, con i suoi manifesti  e le sue inedite fotografie, dà conto di un’epoca che ha davvero rivoluzionato la moda e la società.
Fiorucci è stato una sorta di Marcel Duchamp non solo delle moda ma, si potrebbe dire, nel modo di disegnare le cose, gli spazi, le relazioni tra oggetto e la persona“, ha rilevato Aldo Colonetti, curatore con Gabriella Belli ed Elisabetta Barisoni della mostra, dedicata a Gillo Dorfles.

(courtesy press office)

Articolo originale pubblicato il 28 giugno 2018

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