Fair Game, Caccia alla Spia: la recensione

Aggiornato il 11 settembre 2019

Fair Game” è un thriller politico diretto da Doug Liman (“The Bourne Identity”, “Mr & Mrs Smith”), con Sean Penn e Naomi Watts, che uscirà nei cinema oggi 22 ottobre.

Il film si basa su fatti realmente accaduti e prende ispirazione dai romanzi autobiografici “The Politics of Truth” di Joe Wilson e “Fair Game” di Valerie Plame. Valerie Plame (Naomi Watts) è un’agente della CIA sotto copertura, sposata con Joe Wilson (Sean Penn), ex diplomatico americano, e hanno due figli piccoli. Alla fine del 2001, Valerie viene messa a capo della task force della CIA legata al ritrovamento delle fantomatiche armi di distruzione di massa in Iraq. Nonostante le ricerche dimostrino l’assenza di tali armi, l’amministrazione Bush dichiara guerra a Saddam Hussein.

Wilson, allora, decide di denunciare il fatto sul New York Times, ma la Casa Bianca cerca di screditare le sue parole e rende pubblica la doppia identità di Valerie. La battaglia mediatica diventa intensa: l’opinione pubblica sposta la sua attenzione dalla guerra in Iraq, per appassionarsi delle bugie e del mistero dei coniugi Wilson.

Il regista Liman decide di costruire un film politicamente liberal: la presidenza Bush viene criticata e condannata; il bravo Sean Penn non manca di fare un discorso sul nazionalismo e i veri valori della democrazia.

Nonostante le alte aspirazioni della pellicola però il film risulta piatto e senza mordente. Non c’è alcuna tensione, né alcuna vera riflessione politica o sociale. La coppia Penn-Watts risulta artificiale e finta: troppo grande è il divario d’età e di preparazione artistica tra i due protagonisti.

Infarcito di sentimentalismo melenso e gratuito, “Fair Game” s’incentra sulle emozioni e sugli affetti. Wilson tradisce la fiducia della moglie per gelosia del suo lavoro, mentre lei si sente in colpa per aver condannato a morte degli scienziati iracheni. I coniugi non litigano, non discutono, ognuno segue una propria strada che ogni tanto si rincontra: le storie sembrano slegate, molti film riuniti in un’unica pellicola.

L’unico aspetto ammirevole di “Fair Game” è il tentativo del regista di dimostrare che la storia raccontata trae spunto dalla realtà. Infatti, Liman mostra la vera protagonista nelle immagini finali del film.

“Fair Game” è un film che vorrebbe sorprendere e far pensare. In realtà poco si adatta al pubblico italiano che si appassiona più facilmente al gossip che ai reali contenuti della politica.

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Articolo originale pubblicato il 22 ottobre 2010