Fondazione Furla e Triennale di Milano inaugurano la prima personale di Haegue Yang: Tightrope Walking and Its Wordless Shadow, mostra da non perdere curata da Bruna Roccasalva e aperta dal 7 settembre al 4 novembre 2018. Prima mostra personale e istituzionale in Italia per l’artista di origine coreana, Tightrope Walking and Its Wordless Shadow è un compendio fondamentale dell’operato e della creatività di Haegue Yang dove le produzioni delle ultime creazioni formano una continuità con le opere meno esposte. Durante l’evento dedicato alla stampa erano presenti Stefano Boeri, Presidente della Triennale di Milano, Giovanna Furlanetto Presidente di Fondazione Furla quindi Bruna Roccasalva Direttore di Fondazione Furla e l’artista protagonista dell’evento: Hague Yang.

La mostra di sviluppa in tre ambienti fondamentali, un percorso graduale di immersione in crescendo nella visione dell’artista, da un primo approccio più sintetico e minimale fino alle produzioni più complesse e ricche. Una conferma delle capacità di Haegue Yang in grado di utilizzare una vasta gamma di mezzi espressivi, dal collage al video, dalle sculture performative alle grandi installazioni. I tre ambienti sono legati da un invisibile filo sottile, dove l’alternarsi tra lavori iconici e nuove ambiziose produzioni mette in evidenza l’interesse di Haegue Yang verso l’astrazione, la geometria ma anche il movimento e la performatività, quindi la relazione tra “piegare” e “dispiegare” che l’artista analizza come elementi interconnessi. Si avverte la forte necessità di creare un linguaggio diverso, alla ricerca dell’inesprimibile, simile al movimento di un funambolo pari a una dinamicità altalenante tra tensione, emozioni e percezioni.

Primo spazio della mostra di Haegue Yang

La mostra si apre con due delle opere meno esposte di Hague Yang: 134.9 m³ (2000/2018) e 81 m² (2002/2018), appartenenti rispettivamente alle serie Thread Installationse Chalk Line Drawings. L’opera è una barriera quasi invisibile di fili di cotone rosso tesi tra due pareti bianche a intervalli di 10 centimetri, con l’inclinazione di un grado. La parte preclusa all’accesso sembra procedere sul muro con 81m²: linee rette disegnate a gesso rosso che si confondono con i fili per un effetto ottico di impercettibile movimento. Fissato al muro è presente Science of Communication #1 –A Study on How to Make Myself Understood (2000), un testo che testimonia il continuo e faticoso confronto dell’artista con le problematiche del linguaggio all’interno dei processi di integrazione culturale e sociale. La seconda opera presente nella sala è Mirror Series–Back (2006), uno specchio ovale appeso con la superficie riflettente rivolta verso la parete, con un gesto di negazione cosciente, preciso e di rifiuto attivo di un ruolo prestabilito e convenzionale. L’assenza della figura umana viene evocata dalla singolare posa dello specchio, come simbolo di una sempre presente incomunicabilità.

Haegue Yang, il secondo spazio

Il percorso tra gli spazi porta il visitatore ad ammirare il secondo ambiente dove è presente Cittadella (2011), installazione mastodontica e monumentale composta da 76 tende veneziane. Un percorso in apparenza impenetrabile ma dalla struttura architettonica illusoria, permeabile allo sguardo e attraversabile. Un luogo multisensoriale dove le strutture modulari accolgono il passaggio dei visitatori, affascinati da una coreografia ipnotica di luci impreziosita da alcuni profumi diffusi nell’aria che alludono a un “altrove”.

Terzo spazio della personale di Haegue Yang

Il terzo ambiente, dall’aspetto di una sala da ballo, è un compendio delle opere più recenti e articolate di Hague Yang. Sulle pareti prendono vita una serie di creazioni simili a murales appartenenti alla serie dei Trustworthies (iniziata nel 2010), una sorta di collage realizzati grazie a un sapiente utilizzo di diversi materiali grafici: buste con pattern stampati, la sua personalissima rielaborazione della carta millimetrata (Grid Blocs, iniziata nel 2000), vinili riflettenti, immagini di dispositivi tecnici e motivi naturalistici. Un contorno elaborato e intrigante che fa da cornice alle due opere presenti al centro della stanza, due sculture performative della serie Dress Vehicles (inziata nel 2011) prodotte per l’occasione. Ispirati a forme e concezioni diverse di danza i Sonic Dress Vehicles sono pensati dall’artista come “maschere” per dare a chi le indossa una nuova identità, con allusioni ai travestimenti delle drag queen, alle danze tradizionali con le maschere e al teatro delle marionette. Le due opere non consentono molto movimento, ma offrono a chi le indossa la possibilità di avvertire il peso della danza.

Haegue Yang, la biografia

Haegue Yang, nata nel 1971 a Seoul nella Corea del Sud, dopo gli studi in madre patria si è trasferita in Germania nel 1999 dove ha conseguito un Meisterschüler alla Städelschule di Francoforte e dove attualmente insegna, mentre prosegue la sua attività espositiva internazionale. Vive tra Berlino e Seoul, e l’impatto con una lingua diversa dalla sua, le difficoltà comunicative iniziali sono alla base del suo operato, sempre alla ricerca di una forma alternativa di espressione. La mostra Haegue Yang: Tightrope Walking and Its Wordless Shadow si terrà dal 7 settembre al 4 novembre 2018 presso la Triennale di Milano.