Francia: stop alla pubblicità sulla televisione pubblica

Il portavoce del governo francese Luc Chatel ha confermato che dalla fine del 2011 non sarà più presente la pubblicità sulle reti televisive pubbliche francesi. Tutto questo fa parte di una legge del presidente Nicolas Sarkozy, votata a marzo 2009, che prevede l’abolizione degli spot.

Il progetto si divide in un due tranche: la prima che riguarda il periodo dal 1 gennaio 2009 a oggi prevede l’assenza degli spot dalle 20.00 in poi, la seconda, che partirà nel 2011, prevede l’abolizione definitiva della pubblicità anche nella fascia dalle 6 alle 20.

Questa legge francese fa discutere in Europa per le sue conseguenze sulla televisione pubblica e anche all’interno del gruppo politico di Sarkozy stanno nascendo delle perplessità.

In una riunione dei parlamentari di una settimana fa, Jean-François Copé, presidente del gruppo UMP di centro destra di cui Sarkozy fa parte, si chiedeva come sarà possibile sopperire ai 200 milioni di euro di mancati entroiti.

Sarkozy prevede di compensare i minori introiti pubblicitari con una maggiore tassazione:

Le TV metteranno il 3% del fatturato pubblicitario, le telecom lo 0,9% dei ricavi da banda larga (in quanto cointeressati alla ridistribuzione della torta pubblicitaria): quindi sui ricavi da telefonini UMTS e da abbonamenti ADSL e fibra ottica. Il resto lo metterà lo Stato.

Nel progetto di Sarkozy, togliere la pubblicità dalla televisione pubblica avrebbe comportato uno slittamento automatico della stessa sulla televisione privata ma, a oggi, questo non è ancora successo. Come se non bastasse, il pubblico non si è spostato dato che, a causa della crisi, non ci sono stati grandi investimenti pubblicitari sulla TV commerciale.

Erik Lambert, consulente televisivo di Silver Lining Project, in un’intervista del 2009 Corriere, ha affermato:

La pubblicità non è un sistema a vasi comunicanti dove quello che si toglie da una parte va automaticamente dall’altra. E neppure le preferenze del pubblico funzionano così. Il legislatore, dice l’esperto, non ha tenuto conto delle tecniche usate dai pianificatori pubblicitari per reclamizzare i prodotti.