Giancarlo Sepe parla di Beckett alla Fondazione Alda Fendi

All'interno degli spazi ripensati da Jean Nouvel, Cosa dove, la cavalcata a briglia sciolte del regista dedicata al Teatro dell'Assurdo.

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Storia

Giancarlo Sepe protagonista a Roma di una serata-evento a Palazzo Rhinoceros: il regista è stato accolto nella nuova sede della Fondazione Alda Fendi – Esperimenti, in occasione della rassegna I registi parlano di Beckett, quattro serate in cui al pubblico viene offerta la possibilità di incontrare grandi nomi del teatro italiano e confrontarsi con loro sul lavoro svolto sullo scrittore dublinese.

Giancarlo Sepe, Francesca Benedetti e Alda Fendi (Foto di Pino Le Pera Courtesy Press Office)

L’iniziativa, organizzata negli spazi ripensati da Jean Nouvel, si iscrive all’interno della mostra Beckett&Beckett (prorogata fino al 23 settembre), che comprende Tommaso Le Pera. Settanta foto di Giorni felici di Samuel Beckett, esposizione di alcuni scatti del celeberrimo fotografo di spettacoli teatrali, e Lane da Dublino, installazioni artistica di Raffaele Curi, direttore artistico della Fondazione:  un esperimento che è insieme approfondimento e riflessione sullo sguardo di Samuel Beckett, un’immersione nell’assurdo come punto di vista sul mondo.

Tommaso Le Pera e Raffaele Curi (Foto di Pino Le Pera Courtesy Press Office)

A Sepe il compito di condurre il pubblico in una cavalcata a briglie sciolte tra le opere beckettiane più famose. E non poteva che essere Oscar Wilde, altro riferimento imprescindibile della letteratura irlandese, il punto di partenza, con quelle Favole di Oscar Wilde che il regista ha messo in scena nel 2001 nel Teatro la Comunità (fondato a Roma dallo stesso Sepe nel 1972), lavoro di grande successo prorogato per quattro stagioni consecutive arrivando a toccare le 400 repliche (vincitore nel 2004 del premio ETI “Gli Olimpici Del Teatro” come miglior spettacolo d’innovazione).

L’amore di Beckett per Wilde – dice Sepe – sarà profondo e costante e tanto del gusto per il paradosso arriva dalle pagine del suo illustre predecessore, come con le pagine di un altro conterraneo, James Joyce, condivide molta della passione per il flusso di coscienza

Incantevole l’arte affabulatoria con cui il regista ha saputo per oltre un’ora tessere la tela del suo racconto su Beckett, dal suo lavoro in Cosa dove, che ha diretto in prima nazionale al festival “Versiliana” il 25 luglio 1986, all’interno dello spettacolo Buon compleanno Samuel Beckett, a Finale di Partita, la cui messa in scena nel 1970 lo consacrò come uno dei più creativi regista d’avanguardia.

Giancarlo Sepe, Raffaele Curi e Francesca Benedetti (Foto di Pino Le Pera Courtesy Press Office)

Dopo Claudio Jankowski e il suo Beckett in prova, di mercoledì 10 luglio, Riccardo Caporossi, con Altri giorni felici, e l’incontro con Giancarlo Sepe, è tempo, sabato 20 luglio, di Antonio Calenda, con La tradizione del nuovo, durante la quale Francesca Benedetti leggerà brani da Molloy (romanzo del 1951 scritto in prima stesura in lingua francese), nuovo tassello di questo caleidoscopico puzzle che la Fondazione Alda Fendi – Esperimenti – dopo gli appuntamenti con Eugene Ionesco – dedica al Teatro dell’Assurdo e con cui la Rhinoceros Gallery si conferma nuovo imprescindibile centro di aggregazione culturale capitolino.

Giorni felici di Samuel Beckett, regia di Antonio Calenda, con Anna Proclemer (Foto di Tommaso Le Pera – Courtesy Press Office)

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  • Fondazione Alda Fendi | Ufficio Stampa