Harry Potter e i Doni della Morte: Parte II, recensione

È uscito il 13 luglio in Italia l'epilogo della saga di Harry Potter, con un film coinvolgente e ricco sia dal punto di vista narrativo che visivo. Ottima la regia e le interpretazioni

Aggiornato il 11 settembre 2019
Spettacolo

Dopo dieci anni, sette film e oltre sei miliardi incassati complessivamente, “Harry Potter>” giunge alla sua conclusione con “Harry Potter e i Doni della Morte: Parte II“. Un finale degno del successo che la saga ha saputo riscontrare in tutto questo tempo, ricco di scene d’azione, di momenti commoventi e di effetti speciali capaci di coinvolgere completamente lo spettatore.

“Harry Potter e i Doni della Morte: Parte II” inizia proprio dove la Parte I si era conclusa, ovvero quando Lord Voldemort riesce a trovare la Bacchetta di Sambuco, una bacchetta magica potentissima finita nelle mani sbagliate ma che non ferma Harry Potter, Hermione Granger e Ron Weasley, intenzionati a eliminare una volta e per tutte il signore del male.

I tre maghetti più talentuosi di Hogwarts vanno dunque alla caccia degli ultimi horcrux, ovvero tre oggetti ove Voldemort stesso ha nascosto parte della sua anima e che è necessario distruggere per privarlo della sua immortalità. Quella della ricerca è tra l’altro la parte più importante del film, e Hermione e Ron saranno qui di fondamentale aiuto per Harry.

La pellicola impone con forza le atmosfere e il ritmo del romanzo di J.K. Rowling, proponendo molte scene cruciali che più volte lasciano lo spettatore a bocca aperta. In tal senso si segnalano soprattutto la battaglia nella banca dei maghi, la guerra nella scuola di Hogwarts e i due scontri tra Harry Potter e il malvagio Voldemort; il racconto è stato spogliato di tutto ciò che potrebbe sembrare superfluo, così non sono presenti momenti che potrebbero annoiare lo spettatore o distrarlo da quello che è il tema centrale di questa ultima parte, ovvero la battaglia tra il Bene e il Male.

Questo “Harry Potter” è un film molto più maturo rispetto ai lavori precedenti, non solo per via dell’impianto narrativo vero e proprio ma anche per l’ambientazione gotica e più dark, sostanzialmente infernale; i personaggi hanno un maggiore spessore psicologico, la regia di David Yates è sontuosa e il regista inglese dimostra, in questo spettacolare epilogo, di essere all’altezza della situazione. Oltre a un buon ritmo, una storia coinvolgente e un mix di elementi drammatici, romantici ed emotivi, una pioggia di effetti speciali amplificati dalla tecnologia 3D spiccano e stupiscono: sono stati usati dal regista con intelligenza e rappresentano quel punto di forza in più che fa sì che si raggiunga un ottimo risultato anche dal punto visivo.

“Harry Potter e i Doni della Morte: Parte II” è travolgente e spettacolare, si chiude in maniera forse prevedibile ma di certo non deludente, anzi. L’epilogo finale, ambientato 19 anni dopo la fine della battaglia tra Harry e Voldemort, lascia senza alcune risposte, ma comunque si tratta di un capitolo conclusivo che certamente soddisferà i fan ma anche gli spettatori casuali. Buona l’interpretazione di Daniel Radcliffe, ottima quella di Rupert Grint e di Emma Watson, che ormai hanno raggiunto un ottimo livello di maturazione dal punto di vista recitativo.

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Articolo originale pubblicato il 14 luglio 2011

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