La situazione relativa agli infortuni sul lavoro femminile è sostanzialmente rimasta invariata tra il 2009 e il 2010. Ad affermarlo è l’Inail, che ha tuttavia focalizzato l’attenzione sulle categorie più colpite da incidenti in ambito professionale.

Il leggero aumento di infortuni per le donne lavoratrici, pari allo 0,4%, è infatti da attribuire esclusivamente al lieve incremento dell’occupazione rosa. Solo nel 2009, tuttavia, su circa 800mila incidenti sul lavoro, oltre 265mila hanno avuto come protagonista il sesso debole.

Tra i settori più a rischio, sempre secondo l’Inail, compaiono le attività del terziario, tra le quali la sanità, il commercio e la ristorazione. Per quanto riguarda le lavoratrici italiane, le infermiere sono certamente le più esposte a infortuni, mentre se si parla di donne di nazionalità straniera sono colf e badanti a comparire maggiormente nelle denunce di infortunio, quindi chi svolge prevalentemente mansioni domestiche.

Nonostante entrambi i sessi siano parificati nella tutela sul luogo di lavoro, per le donne esistono normative specifiche legate soprattutto allo stato di gravidanza, ma anche alla evidente differenza fisica con i colleghi maschi: il Testo Unico relativo alla sicurezza sul lavoro, infatti, cita l’obbligo per i datori di lavoro di ponderare materiali e attrezzature tenendo conto degli eventuali rischi ai quali potrebbe essere esposto il dipendente.

Ma c’è di più. Attraverso un’indagine condotta dall’Anmil (Associazione Nazionale per Lavoratori Mutilati e Invalidi del Lavoro), sembra che le donne che hanno subito infortuni sul lavoro soffrano di un disagio psicologico molto a lungo. Il sondaggio ha coinvolto 750 donne tra i 19 e i 50 anni, residenti in varie parti d’Italia: più della metà ha affermato di avere a che fare quotidianamente con ansia, incubi e angoscia anche dopo un certo lasso di tempo dall’accaduto.