Anche le parole sono importanti per chi è colpito da un tumore ovarico, per questo la onlus ACTO – Alleanza contro il Tumore Ovarico, prima rete nazionale di associazioni pazienti che opera dal 2010, ha lanciato su Facebook la campagna social #leparolechevorrei, raccogliendo suggerimenti e stimoli così da cercare di comprendere come confrontarsi con chi è affetto da questa neoplasia.

Realizzata con il supporto incondizionato di Clovis Oncology (azienda biofarmaceutica impegnata su scala globale nella ricerca, sviluppo e commercializzazione di nuovi farmaci oncologici), la campagna, composta da due video, ha raggiunto più di un 1.500.000 persone in rete, generando circa 100.000 visualizzazioni e 50.000 interazioni.

Il futuro delle donne colpite da tumore ovarico sta migliorando in termini di sempre maggiore sopravvivenza e crescente qualità di vita. Due fatti importanti che ci hanno suggerito di lanciare questa campagna per  cominciare a parlare e a far parlare della malattia in modo diverso – ha spiegato Nicoletta Cerana, presidente di ACTO tralasciando parole che evocano scenari di lotta e di guerra, perché collegate alla severità della malattia, trovandone invece delle nuove e più positive perché le parole danno forma al pensiero, cambiano i comportamenti e, a seconda di come vengono usate, possono essere frecce da scagliare o scialuppe di salvataggio”.

Mi ha fatto piacere sentirmi dire che ero bellissima con questo vestito rosso…”, “…avrei voluto che il mio medico mi dicesse che non dovevo sentirmi sola…” o “basta che i miei figli mi dicano ti voglio bene…” o, ancora, “… sono qui per te; dimmi cosa posso fare per aiutarti? – non avere paura di chiedere, se posso lo farò volentieri”, sono solo alcune delle espressioni emerse dai commenti alla campagna.

Importanti sono anche i gesti che parlano, come sono stati definiti nel corso della campagna: “...gli abbracci, i sorrisi (anche quelli del mio medico), le chiacchierate che aiutano a far scorrere quei giorni e quelle ore che sembrano non finire mai”.

Da questi suggerimenti delle donne che hanno partecipato alla campagna, sono scaturiti una serie di consigli buoni per tutti.

Due infografiche realizzate per la campagna di ACTA
#leparolechevorrei è la campagna social di ACTA (Courtesy Press Office)

5 consigli per tutti

  1. Le parole giuste sono le parole in cui si crede e in cui credere. La sincerità ripaga, sempre
  2. Le parole giuste sono le parole d’amore. Esprimete tutto il vostro affetto
  3. Le parole giuste sono quelle senza giri di parole. Proponete soluzioni concrete
  4. Le parole giuste possono non essere parole ma semplici gesti. Se non sapete che dire, fate!
  5. Le parole giuste sono quelle che vi auguriamo di ascoltare. La speranza genera speranza

    Due infografiche realizzate per la campagna di ACTA
    #leparolechevorrei è la campagna social di ACTA (Courtesy Press Office)

Tumore ovarico: cos’è e come si cura

  • Il carcinoma ovarico è la neoplasia che colpisce le ovaie, gli organi riproduttivi femminili.
  • Si tratta del sesto tumore più diagnosticato tra le donne ed è la quinta causa di morte per tumore nelle donne di età 50/69 anni.
  • È la neoplasia ginecologica femminile a peggior prognosi nel mondo occidentale (la sopravvivenza a 5 anni non supera il 40% contro l’89% del tumore al seno).
  • Ogni anno, nel mondo, colpisce oltre 230.000 donne mentre 150.000 non sopravvivono. In Italia 49.000 convivono con questo tumore e ogni anno si diagnosticano 5.200 nuovi casi.
  • Il tumore ovarico è un tumore molto insidioso perché è caratterizzato da sintomi aspecifici e perché non esistono attualmente strumenti di prevenzione (come il vaccino o come il pap test per il tumore della cervice) né test di screening precoce (come la mammografia per il tumore al seno).
  • Per tali motivi il carcinoma ovarico in più del 60% dei casi viene diagnosticato tardivamente quando è già in stadio avanzato e le possibilità di cura sono molto ridotte.
  • Solo una diagnosi tempestiva può migliorare le probabilità di sopravvivenza: infatti se il tumore ovarico viene diagnosticato in stadio iniziale la possibilità di sopravvivenza a 5 anni è del 75-95% mentre la percentuale scende al 25% per tumori diagnosticati in stadio molto avanzato.
  • Le donne colpite da un cancro dell’ovaio vengono sottoposte a intervento chirurgico la cui entità varia secondo lo stadio di malattia. Tuttavia l’intervento chirurgico, pur demolitivo, non dà la certezza che il tumore non si ripresenti: per questo spesso dopo l’intervento si abbinano dei cicli di chemioterapia.
  • La radioterapia non viene quasi mai impiegata nella terapia del carcinoma ovarico se non a scopo palliativo per alcune sedi metastatiche.
  • Sono allo studio diversi farmaci biologici per la terapia del cancro dell’ovaio in fase avanzata: tra queste gli inibitori di PARP che agiscono sui sistemi di riparazione del DNA e gli immunoterapici.