Le 5 Leggende: recensione

Le 5 Leggende è il nuovo film d'animazione per grandi e piccini dedicato alle figure mitologiche più amate di tutto il mondo.

Aggiornato il 27 agosto 2019

La DreamWorks gioca tutti i suoi assi nella manica in un sol colpo: per Le 5 Leggende, tira fuori infatti alcuni dei miti più famosi legati all’età dell’infanzia come Babbo Natale e il Coniglio di Pasqua, la Fata dei Denti, Sandman e Jack Frost per uno dei film d’animazione più interessante dell’intera stagione. A dare l’ispirazione a Peter Ramsey è stato William Joyce, autore della collezione di racconti Guardians of Childhood, dedicato alle figure mitologiche apprezzate dai più piccoli; un’occasione particolarmente allettante, con lo zampino di Guillermo Del Toro nelle vesti di produttore esecutivo.

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L’Uomo Nero, Pitch, ha dei minacciosi piani: vuole conquistare il mondo facendo cadere la paura e le tenebre sui bambini, incapaci così di vivere lo spirito allegro e felice dell’infanzia. A difendere a spada tratta i piccoli, ci sono North, Dentolina, Calmoniglio e Sandman; quando il loro compito diventa però particolarmente difficile, al gruppo dovrà aggiungersi anche Jack Frost, formando così un agguerrito gruppo di supereroi pronto a tutto.

Con questa pellicola, Peter Ramsay mette la firma su un prodotto ai limiti della perfezione, adatto per grandi e piccini, in grado di creare al meglio la magia delle tradizioni alla modernità più assoluta. Addio al vecchio Babbo Natale con la slitta di legno: c’è un omone dall’accento nordico, tatuaggi e dotato di un mezzo di trasporto all’ultimo grido; così come il Calmoniglio è un Rambo dotato di boomerang e Sandman è un pacioccone quanto risoluto tessitore di sogni, così Dentolina ha a disposizione un fitto nugolo di aiutanti per compiere il duro lavoro di recupero dei dentini, custodi dei primi ricordi. Anche Jack Frost non è da meno: scivola sul ghiaccio come gli atleti di snowboard mentre cerca di ricordare quali siano le sue vere origini.

C’è azione, divertimento, coinvolgimento: anche Pitch, il cattivissimo, diventa accattivante grazie al suo fascino oscuro che cerca di estirpare i piccoli dai piaceri della loro età. L’infanzia al primo posto ma anche gli adulti, gli stessi che ormai tendono a non credere più alle favole, alla loro magia, a causa della quotidianità che li attanaglia. Ecco perché l’ora e mezza abbondante di pellicola diventa importante per tutti: per ritornare a quella spensieratezza senza limiti, avvantaggiata anche da una cura dei dettagli senza paragoni, dalla scenografia al 3D, e una colonna sonora, curata da Alexandre Desplat, che nulla ha da invidiare alle produzioni dedicate all’età adulta.

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Articolo originale pubblicato il 29 novembre 2012

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