L’Italia non passa il turno in quanto a diritti e rispetto nei confronti delle donne. A stabilirlo è il Comitato della Cedaw (Convenzione per l’eliminazione di ogni forma di discriminazione contro le donne, adottata nel 1979 dall’Assemblea delle nazioni Unite ed entrata in vigore dal 1981) che si è espresso sul VI Rapporto periodico sull’implementazione della Convenzione presentato nel 2009 dall’Italia.

Il Comitato è composto da 23 esperti di nazionalità diversa affermati in materia dei diritti delle donne i quali, attraverso una serie di domande ai rappresentati del nostro Governo, hanno delineato il quadro attuale del nostro Stato.

Il sunto richiesto dal Cedaw parte dalle raccomandazioni espresse all’Italia perché aumentasse le risorse, e investisse nello sviluppo dei diritti delle donne. Nel 2009 ad accogliere queste raccomandazioni, oltre lo Stato italiano, è stata la Piattaforma italiana costituitasi appositamente in quel periodo riunendo sotto lo stesso tetto associazioni e singole donne impegnate contro la discriminazione. Il rapporto che è emerso, definito shadow report e dal nome “Rapporto ombra 30 anni Cedaw, lavori in corsa”, traccia un’immagine sconsolante della condizione femminile.

Pochi i cambiamenti attuati in questi anni, davvero scarsa l’informazione di genere e, se si esclude l’approvazione della legge sullo stalking e un’ istruzione generica nelle scuole, continuano a perdurare stereotipi e discriminazioni.

Del resto il mondo sociale e della politica non aiuta l’immagine femminile, molto spesso sminuita o costretta a ruoli di contorno. Anche all’interno del Parlamento le quote rosa sono lontanissime dal numero paritario, e difficilmente si possono segnalare figure femminili al comando di un partito o di un’azienda. Pochissimi i ruoli di prestigio solitamente nelle mani dell’uomo, che ne strumentalizza e deforma anche l’immagine destinata alla comunicazione. Donne svilite, vittime di molestie sul lavoro e mercificate attraverso campagne pubblicitarie e programmi televisivi. Il ruolo della donna e suoi diritti sono spesso relegati in un angolo, specialmente se a disturbare l’equilibrio irrompe un diritto sacrosanto come la {#gravidanza}.

Come emerge dal rapporto le donne in Italia sono le prime a pagare per le loro scelte, senza possibilità di replica. Ad esempio non esiste sensibilizzazione per quanto riguarda lo sfruttamento femminile attraverso la prostituzione, dove spesso è la stessa vittima a essere perseguita.

Infine nell’obiettivo del rapporto è finita anche la Legge 40 sulla fecondazione assistita che, secondo il Cedaw, dovrà essere modificata perché vìola la salute della donna sia fisicamente che mentalmente. E molto più grave ancora è la quasi totale incapacità del nostro stato di garantire sicurezza e assistenza a donne che subiscono violenza fisica e sessuale. Oltre a non fornire quasi nessun tipo di supporto economico, avendo quasi azzerato il fondo di 56 mila euro istituito da Prodi.

L’incredibile colabrodo che rappresenta l’ipotetica piattaforma di crescita femminile contribuisce a delineare uno stato altamente maschilista e misogino. Dove neppure la violenza fisica ha rilievo agli occhi del Governo, concentrato a ridurre ai minimi termini i diritti delle donne.