Povia in esclusiva per DireDonna: "In tour mi mancano le mie bimbe"

Aggiornato il 20 dicembre 2016

Divenuto famoso per “I bambini fanno oh”, il cantante Povia ha fatto tanta strada nel mondo della musica, tanto che oggi è in tour per presentare in tutta Italia il suo nuovo disco, “Scacco matto”, che contiene tra le altre la canzone “La verità”, ispirata alla storia di Eluana Englaro e portata a Sanremo quest’anno.

Oltre al tour “canonico”, Povia è sul palco del “Sete di radio tour“, kermesse nata da Dreher e da Radionorba: un truck giunge in tutte le piazze d’Italia e in questo periodo è stato in Puglia, peraltro regione d’origine di Povia, coniugando birra e buona musica.

Povia si è esibito dal vivo a Maglie, in provincia di Lecce, dove ha incontrato noi di DireDonna, svelandoci qualcosa della sua vita e della musica. Ad accoglierlo un bagno di folla e tanti bambini, che ha salutato calorosamente, dato che adora i piccoli, alla cui innocenza ha anche inneggiato in una canzone.

Nelle tue canzoni, parli spesso di temi sociali: credi che nella musica si debba parlare di argomenti generici e non di se stessi?

Nella musica non c’è una regola, se scrivi quello che ti senti di scrivere e sei intellettualmente onesto, se racconti una storia onesta, perché no? Sta alla gente credere alla buona fede di una persona. Quello che racconto è ciò che vedo in giro e che non mi piace, situazioni che mi fanno salire il sangue al cervello. Poi ci sono anche canzoni d’amore, però, in cui magari avrei voluto avere quella storia lì, o anche storie d’amore che invento.

Hai mai utilizzato la musica per conquistare una donna?

Sempre no? Io utilizzo la musica per conquistare le persone, quando scrivi una canzone d’amore cerchi di entrare nel cuore di qualsiasi persona e ricorda che in ogni cuore di uomo c’è un po’ di donna e viceversa.

Tu sei sempre in tour per promuovere la tua musica, il disco in uscita e ora anche il “Sete di radio tour”. Come concili famiglia e lavoro?

Ci sono tanti lavori che ti allontanano dalla famiglia, anche chi fa il camionista sta spesso lontano dai suoi cari. Sento tantissimo la mancanza delle mie bimbe, però fortunatamente riusciamo a gestire la cosa, ogni settimana comunque sono a casa almeno un paio di giorni.

Cosa significa fare un tour, venire a contatto con realtà sempre diverse, da quella della grande città a quella del piccolo centro?

Ogni paese diventa una città, perché incontri tanta gente che a un certo punto si scioglie e anche il più piccolo paese in quel momento diventa una grande città. Ti fermi a firmare autografi e poi ogni tanto c’è qualche critica, perché non ho paura di espormi e di toccare certi argomenti. L’emozione più forte in tour è conquistare la gente e vedi che la piazza alza le mani o accende il telefonino come prima si faceva con gli accendini, o risponde a canzoni che non conosce.

Non temi che qualche tua canzone diventi un tormentone e venga travisata?

Magari. (Sorride, ndr). La gente non è stupida, sa benissimo che “I bambini fanno oh” è una canzone importantissima. La gente fa finta di scherzare sulle canzoni, pure io quando ascoltavo quelle degli altri, mi veniva più facile scherzare o ascoltarne la parodia.

Chi è un tuo mito?

Tiziano Terzani, un grande giornalista che cerca di respirare le culture degli altri luoghi. Musicalmente uno dei miei più grandi miti è Lucio Battisti, da sempre.

Cosa può fare la musica per il mondo?

Tanto. C’era una canzone che si chiamava “Un’ora sola ti vorrei”, la cantava una certa Fedora Mingarelli, e le donne di quel periodo cantavano davanti al ritratto di Mussolini e la canzone fu censurata. Può fare tanta paura la musica.

Il festival di Sanremo di quest’anno cui hai preso parte è stato oggetto di una polemica non tua, ma relativa a un altro cantante, Morgan. Come lui, riusciresti a raccontare un tuo segreto alla stampa?

Io sono stato in comunità e ne sono uscito, lo dico a tutti, adesso sto bene, invece quando magari dici che ne fai uso perché fa bene, boh, non lo so…

Articolo originale pubblicato il 26 maggio 2010

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