Pubblicità anni ’80: gli spot indimenticabili

I tempi cambiano, si modificano i consumi delle persone e con essi le strategie di marketing. Il fenomeno investe soprattutto gli spot televisivi, che restano nella mente di chi li ha vissuti come amarcord. Col passare degli anni notiamo, però, degli altri particolari, e quello che ci sembrava uno spot funzionale oggi è un ricordo affettuoso o forse qualcosa che fa sorridere, perché sembra quasi “antico”. Potenza della televisione, che ha reso tutto molto più veloce, anche l’assimilazione del ricordo.

Il primo spot che vogliamo ricordare è quello della Barilla, in cui una bambina tornava a casa e salvava un gattino randagio. La peculiarità dei vecchi spot è la volontà di raccontare storie che restavano nell’immaginario collettivo, spesso con un’adeguata colonna sonora.

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Ieri come oggi, i personaggi famosi del mondo dello spettacolo intervenivano negli spot. E se oggi è Paolo Bonolis a prendere il caffè in paradiso, una volta c’era Nino Manfredi, con Gegia e “nonna Natalina”, una simpatica vecchina che impersonava il ruolo della colf dell’attore.

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I prodotti per bambini erano soggetti anche a offerte particolari, ovvero i punti che si raccoglievano per vincere qualche simpatico regalo: testimonial della Galbusera era in quegli anni un personaggio un po’ inquietante, il Magogì, ma colorato come il noto clown del colosso dei fast food McDonald’s.

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Anche comici “minori”, come Giorgio Bracardi, prendevano parte agli spot con quelli che ancora non si chiamavano “tormentoni”. Bracardi portava i suoi sul piccolo schermo e li replicava in pubblicità, suscitando ilarità ma anche interesse verso il prodotto.

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Qualcuno, sempre per rivolgersi ai più piccoli, sfruttava i cartoni animati. Come il Mulino Bianco, che dava vita alla storia del mugnaio, innamorato di Clementina, cui preparava dolcetti e leccornie di tutti i generi pur di conquistarla, nonostante la differenza di stazza.

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Tra i comici, in uno spot dei gelati nelle TV locali appariva anche Andy Luotto, celebre per aver fatto parte della banda di Renzo Arbore: Luotto inscenava un balletto con i bambini, per spiegare quali erano i premi in palio con il prodotto.

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I giochi educativi, invece, non avevano solitamente testimonial celebri, ma puntavano tutto su colori e sulla funzionalità dell’oggetto sponsorizzato e quanto questo poteva interessare il target verso cui era diretto. Qui sotto vediamo uno dei giochi che ha attraversato i decenni.

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La Levi’s è stata sempre famosa per i suoi spot all’avanguardia e pieni di fascino. Tra questi, ce n’era uno ambientato negli anni ’50 in una lavanderia, in cui un sensualissimo ragazzo si spogliava completamente per lavarsi gli abiti.

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Infine, il Natale diventava il ricettacolo della fantasia dei pubblicitari. Qui vediamo uno degli spot della Coca Cola maggiormente passati alla storia: decine di persone, disposte a formare un grande albero, reggevano gli accendini accesi in segno di augurio.

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