Venezia 75 tra arte e cinema con i documentari su Bernini e Palladio

Presentati alla mostra del Cinema di Venezia 2018 due documentari che hanno come protagonisti il più grande scultore di sempre e il primo archistar.

Aggiornato il 9 maggio 2019

Gian Lorenzo Bernini e Andrea Palladio: saranno loro i due artisti protagonisti della nuova stagione cinematografica di Magnitudo Film, presentata all’Hotel Excelsior del Lido, durante Venezia 75. Non solo red carpet e vip in Laguna, dunque, ma due nomi che vanno ad arricchire il già vasto repertorio artistico della casa di produzione, che in passato ha realizzato “I musei Vaticani”, “Firenze e gli Uffizi”, “Le basiliche papali”, “Raffaello – Il principe delle arti” e “Caravaggio – L’anima e il sangue”.

“L’apertura della stagione è affidata al documentario dedicato a Bernini”, ha spiegato alla Mostra del Cinema di Venezia 2018 Francesco Indernizzi, fondatore e a.d. di Magnitudo Film. “La più bella mostra che abbia mai visto è quella di Bernini alla Galleria Borghese, uno dei luoghi più belli del mondo. Il film nasce dal mio desiderio di provare a portare la Galleria Borghese nel mondo. A chiudere la stagione sarà, invece, il film su Palladio: il primo “archistar” del mondo, nel 2011 riconosciuto padre dell’architettura americana”.

Bernini, il documentario a Venezia 75

“Villa Borghese è il luogo che più di qualsiasi altro ha formato Bernini, per questo una sua mostra in quel luogo è un qualcosa di fenomenale”, ha detto Anna Coliva, direttrice della galleria e curatrice della mostra. “Bernini arrivò a Roma, con il padre Pietro, quando aveva appena 10-11 anni. Fu chiamato dal Cardinale Scipione Borghese: una figura che potremmo collocare a metà tra il mecenate di un tempo e il collezionista contemporaneo. Bernini vide Villa Borghese e disse di trovarsi avvolto in una ‘foresta di statue’: la più grande e la più bella collezione al mondo di scultura antica. Talmente bella che quando Napoleone decise di creare le Musée Napoleon – poi Louvre – la comprò quasi interamente dal cognato Camillo, marito di Paolina Bonaparte. Si trattava di quasi 500 sculture, che tuttora compongono la collezione del Louvre”.

Centinaia di opere con cui il giovanissimo Bernini si volle subito confrontare. “Scolpì la sua prima statua a 18 anni. Era un’opera monumentale. La sua sfida era anche sulla dimensione dell’antico: ricreare dopo Michelangelo qualcosa che fosse in grado di competere con l’antico, non solo nella meraviglia della tecnica e dell’illusorietà della scultura, ma anche nelle dimensioni”.

Un talento talmente enorme da venire riconosciuto e voluto da ben nove Papi. “Bernini è sicuramente il più grande scultore che sia mai esistito. Superiore persino a Michelangelo, che era l’unico con cui si metteva in competizione”, ha proseguito Coliva. “Ha usato tutte le sue icone, per contraddirle. Ha preso il David, la sua statua mitica, e lo ha messo in movimento, sbandandolo dall’asse perfetto della classicità, portandolo fuori da questo equilibrio. Con il movimento affronta la transitorietà dell’uomo: è la psicologia, la fine della certezza e l’inizio del dubbio e, quindi, della modernità”.

Plus contemporaneo del documentario, le riprese in 8K. Lente, progressive. A volte sfuocate. Che si concentrano su particolari quasi invisibili all’occhio umano. Il tutto, per provare a sostituire con un particolarismo quasi esasperato ciò che, necessariamente, una visione cinematografica e televisiva toglie alla visione dal vivo.

Venezia 75: il documentario Palladio

A chiudere la stagione cinematografica di Magnitudo Film sarà invece il film dedicato ad Andrea Palladio. “Lo promisi proprio qui un anno fa”, ha raccontato Invernizzi.
“Il film è stato girato soprattutto a Villa Saraceno: villa palladiana “minore” per dimensioni ma non per importanza”, ha spiegato l’architetto Foscari. “Palladio lavora nel veneziano e i veneziani non avrebbero accettato un’architettura antica né con un’interpretazione imperiale né con un’interpretazione papale. Per questo Palladio coglie dall’antico una specie di assenza dell’antico. Il suo quindi è un linguaggio desemantizzato. Un linguaggio che prelude alla formazione di una nuova e diversa società: una sorta di apertura profetica. Palladio, infatti, non lavora per un principe o per un Papa, ma lavora per un ceto che sarà. Per questo esistono tante “case”, create tutte con gli stessi parametri concettuali. Palladio mostra quindi che con quello stesso linguaggio si possano fare una ricchissima varietà di cose. Tutte unificate da una logica strutturale che è sostanzialmente linguistica. L’architettura di Palladio diventa il modo dei nuovi continenti di rapportarsi alla nuova antichità con libertà. Lui è il primo “archistar”. Riconosciuto il padre dell’architettura americana”.

E proprio per questo il film è stato girato in parte negli Stati Uniti: “Siamo stati a Monticello, casa di Jefferson, alla Casa Bianca e al Congresso degli Stati Uniti”, ha aggiunto Invernizzi. “Tutti posti in cui solitamente non è concesso girare. Alcune serie famose sono state ambientate in questi luoghi: tutti ricostruiti”.

Articolo originale pubblicato il 4 settembre 2018

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