Venezia 76: J’Accuse, la recensione del film di Roman Polański con Louis Garrel

La vicenda di Alfred Dreyfus, comandante dell'esercito francese, vittima di antisemitismo e accusato di alto tradimento.

Spettacolo

J’Accuse, e l’accusa è doppia: è il titolo del nuovo film di Roman Polański, presentato in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia 2019, ed è l’accusa rivolta allo stesso regista da Lucrezia Martel, presidente della giuria in Laguna.

Sono in imbarazzo a sapere che il film di Roman Polański è in gara alla Mostra“, ha dichiarato la regista argentina nel corso di una conferenza stampa. “Non separo l’uomo dall’opera e non applaudirò il film in sala“. Parole cui ha fatto seguito la risposta dei produttori del film, che hanno minacciato il suo ritiro dal concorso, e del presidente del festival Alberto Barbera, che invece ha affermato l’opportunità di distinguere tra uomo e artista. Il commento più pacato è stato quello del diretto interessato, Roman Polański: “Rispondere sarebbe come combattere contro i mulini a vento” le parole del regista statunitense. Alla fine, Lucrezia Martel si è scusata, dicendo che le sue parole erano state mal interpretate, quindi i produttori della pellicola hanno deciso per la sua permanenza alla Mostra. Alle origini della querelle l’accusa del 1977 al regista di “violenza sessuale con l’ausilio di sostanze stupefacenti” ai danni di una tredicenne, Samantha Geimer, vicenda mai chiarita ma considerata dalla ragazza come chiusa.

L’attore francese Louis Garrel, protagonista di “J’Accuse”, film di Roman Polanski in gara alla Mostra del Cinema di Venezia 2019

J’Accuse: la trama del film

Raccontare la trama di J’Accuse – che arriverà nelle sale italiane con il titolo de L’ufficiale e la spia – appare quantomeno superfluo, trattando una vicenda molto nota. È la storia di Alfred Dreyfus (nel film interpretato da Louis Garrel), capitano dello Stato Maggiore francese, tra i pochi ebrei che militavano nell’esercito. Nel dicembre del 1894 venne condannato con l’accusa di alto tradimento: accusa poi rivelatasi falsa, basata su prove artefatte con il solo obiettivo di colpire un uomo di religione ebraica. Dreyfus fu accusato di aver passato documenti riservati alla Germania e per questo venne condannato alla prigionia sull’Isola del Diavolo.

Resosi conto della costruzione ad hoc dell’accusa e delle prove su cui questa si basava, l’ufficiale Georges Picquart (nel film, Jean Dujardin), a capo della sezione di intelligence dell’esercito francese, inizia una sua battaglia personale per fare giustizia, con il fine di liberare Dreyfus dall’infamante e, soprattutto, falsa accusa di alto tradimento.

J’Accuse: la recensione

Roman Polanski
Roman Polanski, regista di “J’Accuse”, film con Louis Garrel in gara a Venezia 76

Nella pur valida Mostra del Cinema di Venezia 2019, J’Accuse è il vero asso dell’edizione, d’altra parte “calato” da uno tra i registi più blasonati di sempre. Il film è serrato, i ritmi sono concitati. È un processo poetico, in cui il “militaresco” non è che uno sfondo su cui possono librarsi il senso etico e la giustizia, veri temi protagonisti della pellicola, resa così “digeribile” non ai soli appassionati del verde mimetico.

La recitazione dei due protagonisti è splendida, insieme a quella di Emmanuelle Seigner, protagonista femminile del film e, nella vita reale, moglie di Roman Polański. Regalano passione. È l’urlo intenso di chi sa di essere nel giusto, Alfred Dreyfus. Ed è l’urlo altrettanto intenso di chi crede nel suo lavoro, nella sua missione, nel suo Paese e che, proprio per questo, non può permettere che ciò per cui vive venga macchiato così brutalmente con il fine paradossale di autotutela.

Il film non si esaurisce nella narrazione, capace di essere portatore di una finalità educativa, affinché ciò che già accaduto non si ripeta, seppur in altre forme. Nella pellicola si intrecciano errori giudiziari e antisemitismo. Elementi che potrebbero trovare una loro corrispondenza anche nella contemporaneità. “Il caso Dreyfus divise la Francia per 12 anni, causando una vera e propria sollevazione popolare in tutto il mondo” ha dichiarato il regista statunitense, nello spiegare il perché di questa pellicola. “Rimane ancora oggi un simbolo dell’iniquità di cui sono capaci le autorità politiche, nel nome degli interessi nazionali”.

J’Accuse: l’accoglienza del pubblico e della critica

Emmanuelle Seigner
L’attrice Emmanuelle Seigner, moglie di Roman Polanski / Ph. Vittorio Zunino Celotto/Getty Images

La critica sembra unanime nel definire J’Accuse il più bel film della Mostra del Cinema 2019, tra le pellicole finora presentate. Un Leone d’Oro che a molti appare, quindi, scontato. Ma che potrebbero trovare un doppio muro: nella reputazione comune sul regista e in quella su di lui dell’attivista e femminista Lucrezia Martel. Premi a parte, J’Accuse appare come il “vincitore” morale di questa Mostra del Cinema, film appartenente a un “altro Campionato”, come si suol dire. Girato da un grande del cinema, che si è avvalso di un cast altrettanto celebre e celebrato.