Venezia 76: Joker, recensione del film con Joaquin Phoenix

Storia di Arthur Fleck, cabarettista senza successo che, per la frustrazione, diventa una tra le menti criminali più perfide di Gotham City.

Spettacolo

Joker, il film di Todd Phillips presentato in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia 2019, può sognare in grande, e ancora più grandi sembrano i sogni dell’uomo dietro la maschera: Joaquin Phoenix.

Sentendo gli umori di pubblico, critica e sala stampa a Venezia, infatti, la Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile potrebbe essere presto tra le sue mani. E sarebbero in molti a scommettere anche sull’Oscar per il miglior attore protagonista.

Joker
Una scena del film “Joker” con Joaquin Phoenix / Ph. Press office

Joker, la recensione del film di Todd Phillips

Basato sull’omonimo personaggio dei fumetti targati DC Comics, ideato da Bob Kane, Bill Finger e Jerry Robinson, Joker è Arthur Fleck, cabarettista privo di talento ma, soprattutto, senza successo, per questo costretto a una vita diurna come pagliaccio. Umiliato, mortificato dall’indifferenza altrui, emarginato dalla società, divorato dalla rabbia, trasformerà tutta la sua frustrazione in violenza, diventando nel giro di breve una delle peggiori menti criminali della storia di Gotham City, la città in cui il film è ambientato.

Il Joker di Todd Phillips è interpretato da Joaquin Phoenix, cui fa da antagonista il personaggio di Murray Franklin (ruolo ricoperto da Robert De Niro), conduttore di un talk show televisivo, tra i principali fautori dell’affossamento del cabarettista. Da lui denigrato, umiliato.

Joker, la recensione del film con Joaquin Phoenix

Joker
Una scena del film “Joker” con Robert De Niro e Joaquin Phoenix / Ph. Press office

Prima che di Joaquin Phoenix, il ruolo del Joker era stato di Cesar Romero, di Jack Nicholson, di Hugo Blick e di David U. Hodges in Batman. Quindi di Roger Stoneburner in Birds of Prey. Quindi ancora Batman (ma Dead End) con Joshua Andrew Koening. Nel Cavaliere oscuro, a interpretare il Joker era stato l’indimenticato (e indimenticabile) Heath Ledger, seguito da Jared Leto in Suicide Squad. A chiudere era stato Chris Heaven per Gotham’s Dream e Gotham’s Dream: In the Mind of the Joker. Tutti nomi di un certo peso: nel caso di Nicholson, di enorme peso, mentre nel caso di Heath Ledger si è trattato del confronto con un personaggio consacrato a quel ruolo. Il rischio per Joaquin Phoenix nell’interpretare una tra le maschere più famose e temute di tutti i tempi era alto. Lui se lo è assunto, portando a casa un’interpretazione magistrale che ha fatto gridare molti al capolavoro. Nel film di Todd Phillips c’è tutto: c’è la cattiveria, c’è la brutalità, c’è la violenza, c’è la paura. Il ghigno malefico di Joaquin Phoenix trova perfetta cornice all’interno della cornice “dark” in cui è inserito.

Il ruolo del Joker sembra essere cucito addosso su Joaquin Phoenix: un attore capace di rinascere dalle sue ceneri, come l’araba fenice. Interpretazione monumentale in un film che ai botteghini farà vendere molto. Joaquin Phoenix sa fare questo e altro: sa essere protagonista di film splendidi ma di nicchia, sa essere spalla nei blockbuster. Sa essere questo e quello e di tutto ciò forse ha sofferto: se non intimamente, a livello di carriera e di riconoscimento pubblico. E così è il suo Joker.

Joker
Una scena del film “Joker” con Joaquin Phoenix / Ph. Press office

Il personaggio disegnato da Phoenix è grottesco, è ambiguo. Il Joker è un continuo gioco di sguardi. Ed è uno sguardo malefico e maledetto, che fa paura. È nervoso, è brutale. Non conosce giustizia, non ha morale. Non è una cattiveria motivata, giustificata: è pura codardia dovuta alla follia. Ma la follia è dovuta alla società in cui il Joker è inserito. Ed è questo a rendere Joker un film politico.

Joker è tutto questo, e Todd Phillips rende la pellicola un trattato culturale, psicologico, politico.