Venezia 76: La vérité, recensione del film con Catherine Deneuve

La pellicola francese diretta dal regista giapponese Hirokazu Kore-eda apre il programma della Mostra del Cinema in Laguna.

Si alza il sipario sulla Mostra del Cinema di Venezia 2019: ad aprire l’edizione 76 del festival di arte cinematografica è stata La vérité, pellicola francese diretta dal regista giapponese Hirokazu Kore-eda, lo scorso anno premiato a Cannes con la Palma d’oro per Un affare di famiglia. Davanti alla macchina da presa per il film di apertura della Mostra, due tra le star più acclamate del cinema francese: Catherine Deneuve e Juliette Binoche. Entrambe hanno sfilato, bellissime, sul red carpet del Lido di Venezia, prima della cerimonia di apertura del festival, condotta dalla madrina della Mostra di quest’anno, Alessandra Mastronardi.

La vérité di Hirokazu Kore-eda: la trama

La Vérité con Catherine Deneuve e Juliette Binoche (Credits – L.Champoussin – 3B-Bunbuku-MiMovies-FR3)

Nonostante sia diretto da un regista giapponese, La vérité è un film francese: ambientato (in parte) in Francia e con protagoniste (soprattutto) attrici francesi. Al di là dell’ambientazione particolare, si tratta della prima pellicola diretta da Hirokazu Kore-eda girata fuori dai confini giapponesi. Storia del difficile rapporto tra madre e figlia. Ma non una madre e una figlia qualunque. Fabienne (interpretata da Catherine Deneuve) è una delle più grandi attrici del cinema francese: perfetto specchio della sua interprete. Condizione diversa, quella vissuta nelle quattro mura familiari, tra le quali non è riuscita in quello che le era riuscito fuori: costruire un rapporto, farsi apprezzare, farsi amare. Rapporti difficili fatti di astio e risentimenti soffocati. Pronti a rivelarsi in tutta la loro forza dirompente tra le pagine di un’autobiografia scritta dalla figlia di Fabienne, Lumir (interpretata da Juliette Binoche). Conflitti dimenticati quando la ragazza viveva oltreoceano, negli Stati Uniti, insieme al marito Hank (Ethan Hawke) e alla figlia Charlotte (Clémentine Grenier). Quindi riemersi in tutta la loro verità al ritorno della famiglia in Francia, a Parigi.

La vérité di Hirokazu Kore-eda: la recensione

L’ambientazione è fuori dai confini giapponesi, cifra che aveva finora caratterizzato la produzione di Hirokazu Kore-Eda, ma il regista rimane fedele a quanto gli è più caro: l’esplorazione dei sentimenti, l’indagine della sfera più intima. La vérité racconta dell’ambiguità dei rapporti, spingendosi fino al paradosso. La pellicola è divertente, nel continuo rimando tra il ruolo interpretato dalla protagonista e la protagonista che lo interpreta: Fabienne è Catherine Deneuve, Catherine Deneuve è Fabienne. Lei è diva, è insofferente ai giornalisti ed è anche l’acerrima nemica di Brigitte Bardot, che nella pellicola è incolpevole vittima di una frecciata che non è passibile di altre interpretazioni. In un certo senso, Catherine Deneuve interpreta se stessa, protagonista della sua autobiografia cinematografica. Gioca con il suo ruolo, legittimata a una recitazione fastosa, “imperiale”. Perché richiesta dal suo ruolo e perché indole della sua interprete.

La vérité
Una scena del film “La vérité” con Catherine Deneuve e Juliette Binoche / Ph. Press office

A sorprendere della pellicola è l’estremo realismo con cui viene raccontato il rapporto tra madre e figlia. Intriso di affetto e di conflittualità, poiché Fabienne non è mai stata “madre”. O lo è stata, ma essendo prima attrice. Un ruolo che ha scelto, ma che non le impedirà mai di conservare quello primario: colei che ha messo al mondo Lumir. Che quindi la ama, come quasi ogni figlia ama sua madre; ma che, allo stesso tempo, odia, perché lei ha preferito l’arte alla sua bambina. Una situazione a cui Kore-eda, nonostante una tipicità data dall’ambientazione cinematografica, riesce a dare naturalezza, universalizzandola e rendendo sovrapponibile la storia di chiunque.

A splendere nel film è come sempre la recitazione di Catherine Deneuve, che dà ancora ulteriore prova del suo essere regina del cinema francese. Regina maestosa, ma allo stesso tempo brillante nella recitazione, cui fa da contrappunto la giovane Binoche, più delicata, più leggera. Lo spettatore si ritrova coinvolto da questo dramma familiare, a cui riesce ad avvicinarsi con grande facilità. E poi c’è spazio per le risate, spesso regalate dall’effervescenza di Deneuve. Alla fine, il risultato è positivo, inserendosi quindi nella scia di piacevoli visioni da tempo iniziata da Kore-Eda.

La vérité di Hirokazu Kore-Eda: la reazione del pubblico

Ci sono stati applausi scroscianti in sala al termine della pellicola di Kore-Eda, film di cui è stato apprezzato il carattere autobiografico, tra realtà e finzione. Fragorose le risate alla battuta di Catherine Deneuve nei confronti della rivale Brigitte Bardot. Film perfetto per aprire la Mostra del Cinema di Venezia: nella sua apparente leggerezza, ma nella sua parallela capacità di indagine, e poi nel suo carattere a tratti umoristico.