Venezia 76: Marriage Story, recensione del film con Scarlett Johansson

La storia del divorzio tra Nicole e Charlie ha messo d'accordo pubblico e critica: tutto quello che c'è da sapere sulla pellicola.

Spettacolo

Si intitola Marriage Story, ma il film presentato alla Mostra del Cinema di Venezia 2019 tratta di un divorzio, quello tra Nicole e Charlie, interpretati da due tra le stelle del firmamento cinematografico statunitense: lei è Scarlett Johansson, vale a dire l’attrice più pagata di Hollywood nel 2018; lui è Adam Driver, tra i sex symbol del momento e tra gli attori più contesi dai cineasti di tutto il mondo.

Due attori che, al loro arrivo al Lido di Venezia, hanno catalizzato buona parte dell’attenzione dei tanti che si sono accaldati negli ultimi giorni di fronte al red carpet del Palazzo del Cinema, per tornare a casa con in mano un autografo e un selfie nella gallery del cellulare. Trovando una risposta positiva in Adam e Scarlett che, sorridenti, hanno posato a favor di telecamera, macchina fotografica e, molto più spesso, smartphone.

Marriage Story: la trama

Scarlett Johansson sul red carpet di “Marriage Story” (Photo by Daniele Venturelli/Venturelli Daniele/WireImage, )

Charlie è un regista teatrale impegnato; Nicole è figlia di un’attrice di successo e, come la madre, ha provato la carriera davanti la macchina da presa, anche se a livelli più modesti. I due hanno un figlio piccolo. La loro vita cambia quando lei decide di accettare il ruolo in una serie tv, con conseguente trasferimento a Los Angeles, insieme al bambino. Lui non sembra dare troppo peso a questa scelta, pensando che l’allontanamento non sarà che una parantesi per il loro matrimonio. E invece è l’inizio della fine. L’inizio della separazione. Ma non una separazione fatta di grandi scene e di piatti lanciati addosso all’altro, in un inferno di urla – come spesso avviene nei litigi sul grande schermo -, bensì una separazione fatta di piccole cose, che muove da un immutato affetto reciproco e da un immutabile rispetto. Un affetto che, semplicemente, non è più amore.

Negli Stati Uniti, però, funziona così: anche senza la volontà di affossare l’altro, le separazioni devono necessariamente passare per il tribunale, per gli avvocati. Così, da commedia su quello che fu l’amore, il film inizia a spostare il suo baricentro rendendo protagonisti i principi del foro. Impegnati in una guerra sanguinolenta per mero tornaconto personale, indipendentemente dal fatto che questo risponda o meno alle richieste del cliente.

Marriage Story: la recensione

Di Marriage Story a colpire è la delicatezza e l’aderenza alla realtà. Racconta una storia normale, senza le esagerazioni cinematografiche che permeano buona parte delle pellicole che trattano temi comuni. Probabilmente sarebbe stato più facile digerire la pellicola con una spettacolarizzazione della vicenda: un grande show che avrebbe reso il racconto più fruibile al pubblico. E invece le battute sono dimesse, le recriminazioni soffocate. Quasi spingendo lo spettatore a pensare che, tutto sommato, la separazione non fosse necessaria.

E invece questa è la vita. Sono i legami che si spezzano, come una corda che si sfilaccia, sempre più sottile, fino a scomparire. Noah Baumbach, il regista del film, prende lo spettatore per mano e lui, senza neanche accorgersene, si ritrova invischiato in una storia “estremamente” quotidiana: quella di rapporti che finiscono al mancare della complicità, della passione. Allo svanire dell’amore.

Tutto questo è aiutato dalle belle interpretazioni di Scarlett Johansson e Adam Driver. Lui, estremamente delicato, ingenuo nel non rendersi conto di andare incontro alla fine. Lei altrettanto inconsapevole, pur nella sua risolutezza. Si lasciano trasportare dalla corrente verso il loro futuro.

Adam Driver sul red carpet di “Marriage Story” (Photo by Elisabetta A. Villa/WireImage,)

Ma la mano a guidare è soprattutto quella del regista, che porta sul maxischermo un’esperienza vissuta: il divorzio. E lo fa con un modo delicato, dipingendo la realtà che evidentemente ha vissuto e sta vivendo. Senza fronzoli eccessivi che non hanno senso di esistere, poiché nella realtà non esistono.

Marriage Story: l’accoglienza del pubblico

Con Marriage Story, Noah Baumbach è riuscito in un’impresa in cui molti suoi registi hanno fallito: mettere d’accordo pubblico e critica. In questo caso, concordi nell’aver apprezzato senza riserve il film. La folla che si è vista di fronte al red carpet la sera della proiezione della pellicola è stata tra le più nutrite di questa edizione del festival. E una medesima accoglienza è stata riservata al regista – e naturalmente a Scarlett Johansson e ad Adam Driver – all’interno della Sala Grande, con il lungo applauso scattato alla fine della proiezione. Positiva anche la risposta della critica, unanime nel definire Marriage Story una pellicola di valore.