Venezia 76: The Burnt Orange Heresy, la recensione del film con Mick Jagger

Il patto tra un critico d'arte e un collezionista: un'intervista a uno tra i pittori più celebri del pianeta, in cambio di un suo quadro.

È stato il film di chiusura della Mostra del Cinema di Venezia 2019: si tratta di The Burnt Orange Heresy, pellicola firmata da Giuseppe Capotondi, capace di contare su un cast che mette insieme il frontman dei Rolling Stones, Mick Jagger, con Donald Sutherland, Claes Bang ed Elizabeth Debicki.

The Burnt Orange Heresy: la trama del film

James Figueras (Claes Bang) è un critico d’arte giovane e ambizioso. Sognava un futuro da pittore ma, non sufficientemente talentuoso, ha deciso di “ripiegare” sull’affabulazione per ricchi turisti curiosi di sapere le “solite cose” su Leonardo Da Vinci e Vincent Van Gogh. Durante una delle sue “lezioni” conosce Berenice Hollis (Elizabeth Debicki), insegnante americana ora in Italia. I due si innamorano e iniziano una relazione.

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Una scena tratta da “The Burnt Orange Heresy” con Mick Jagger / Ph. Press office

Da Milano – dove è ambientata la prima parte del film – James e Berenice si spostano sul lago di Como, ospiti di un ricco collezionista, il misterioso Joseph Cassidy (Mick Jagger), la cui casa è frequentata da un ancora più misterioso personaggio: Jerome Debney (Donald Sutherland). Quest’ultimo è uno tra i pittori viventi più celebri e apprezzati del pianeta, da decenni però ritiratosi a vita privata. Figueras e Cassidy, a questo punto, stringono un accordo: il collezionista promette al critico d’arte un’intervista con il pittore. A patto, però, di avere in cambio un quadro di Debney per arricchire la propria collezione.

The Burnt Orange Heresy: la recensione

Cast importante, trama sulla carta avvincente: The Burnt Orange Heresy partiva con tutte le caratteristiche giuste per rivelarsi una bella visione durante Venezia 76. Il risultato, però, è quello di un grande calderone fatto di spunti incapaci di trovare una soluzione. È la banalità del critico d’arte autore di discorsi sempre uguali, già sentiti migliaia di altre volte in film simili.

The Burnt Orange Heresy è piacevole, ma rivela un certo sentimento pieno di pretese che non riesce a soddisfare. Diversi passaggi del film appaiono totalmente implausibili, irrealistici e irrealizzabili. Il ruolo di Mick Jagger – annunciato in pompa magna – viene in realtà centellinato, con una manciata di scene ritagliate all’inizio e alla fine della pellicola.

Il risultato è piuttosto confusionale: una serie di sprazzi, di input privi di svolgimento e una sensazione di continuo spaesamento. La situazione raccontata da Capotondi si evolve continuamente, muta, si capovolge. È fatta di un susseguirsi di azioni nuove che si affacciano sulla scena senza, tuttavia, essere precedute dalla chiusura definitiva di quelle precedenti. L’impressione è quella di un tentativo di complessità in realtà ben presto naufragato.

Il film, nel suo complesso, appare piacevole. Ma, certo, le aspettative erano altre (e alte).

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Mick Jagger, frontman dei Rolling Stones, nel cast di “The Burnt Orange Heresy”

The Burnt Orange Heresy: l’accoglienza del pubblico e della critica

L’accoglienza della critica è stata piuttosto tiepida. Trattandosi del film conclusivo della Mostra del Cinema, in molti avevano puntato sulla pellicola. Quanto al pubblico, la reazione è stata sicuramente differente. Complice, senza dubbio, la presenza nel cast di Mick Jagger, autentica star dell’ultimo red carpet della Mostra del Cinema.

Con il Leone d’Oro già assegnato a Joker di Todd Phillips e la Coppa Volpi all’italiano Luca Marinelli, il tappeto rosso del Palazzo del Cinema è stato tutto per il frontman dei Rolling Stones che, sorridente ed elegante, ha sfilato dirigendosi spedito verso la Sala Grande, dove è andata in scena la prima proiezione del film con il pubblico.