Venezia 76: The Laundromat, recensione del film con Meryl Streep

La vicenda dei Panama Papers: l'evasione fiscale di politici e potenti del mondo con i soldi spostati nel paradiso fiscale di Panama.

Spettacolo

Dietro la macchina da presa troviamo Steven Soderbergh, davanti, invece, Meryl Streep, Gary Oldman, Antonio Banderas, Sharon Stone e Jeffrey Wright: è una vera e propria parata di star il cast di The Laundromat, in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia 2019.

Amatissima, Meryl Streep ha affrontato il red carpet del Palazzo del Cinema da vera diva: concedendosi ai fan urlanti per posare con loro negli immancabili selfie ed elargendo un fiume di autografi. Ma sempre con il distacco di una star di Hollywood. Se c’è una stella di questa edizione della Mostra del Cinema, è sicuramente lei: l’unica, finora, riuscita a convincere i fan a trascorrere un’intera nottata di fronte al red carpet  per avere la certezza, il giorno successivo, di assistere alla sua sfilata dalla prima fila.

Meryl Streep sul red carpet di “The Laundromat” (Photo by Daniele Venturelli/WireImage)

The Laundromat: la trama del film

The Laundromat, il nuovo film di Steven Soderbergh, racconta lo scandalo di Panama Papers. “Protagonisti” sono gli oltre 11 milioni di documenti posseduti dallo studio legale di Panama Mossack Fonseca, contenenti informazioni confidenziali che riguardavano più di 214 mila società offshore. Dati che nel 2015 sono stati trasmessi prima alla Süddeutsche Zeitung, quindi al Consorzio Internazionale dei Giornalisti Investigativi.

Documenti che hanno smascherato una serie di politici e, in generale, uomini potenti che dagli anni ’70 ad allora avevano evaso il fisco, spostando una parte consistente del proprio denaro nel “paradiso fiscale” di Panama. Nel film, due di questi mega evasori sono impersonati da Gary Oldman e Antonio Banderas, mentre Meryl Streep è Ellen Martin, vedova che da sola indaga su questo scandalo di dimensioni immani.

The Laundromat
Una scena del film “The Laundromat” con Meryl Streep / Ph. Press office

The Laundromat: la recensione

The Laundromat è una pellicola brillante, veloce, scattante, come lo è la maggior parte di quelle dedicate a grandi transazioni, borsa, evasione fiscale. Steven Soderbergh prosegue un filone che conosce molto bene: talvolta rivelando un certo occhio benevolo nei confronti dei truffatori, altre volte (come in questo caso) solidarizzando invece con i truffati. Il film risulta coinvolgente, pur se non del tutto comprensibile nelle parte che riguarda i meandri della finanza, allo sguardo di un novizio del settore. Ma pellicole simili puntano piuttosto a una comprensione generale, della cornice, che poi è ciò che rende il film godibile o meno.

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In questo caso lo è. Complice un cast all star che non tradisce le aspettative. Meryl Streep – vedova con la sua tragedia personale – inizia a indagare fino a scoprire qualcosa che è persino più grande del suo enorme dolore. La sua è una delle infinite storie che compongono l’intrecciarsi di vicende finite sotto il nome di scandalo Panama Papers. Soderbergh riesce a costruire la storia proprio a partire dalle singole individualità: sono storie, apparentemente slegate le une dalle altre, ma che nel riunirsi rendono la complessità della situazione.

Un aiuto nella comprensione è fornito dai due “truffatori” Gary Oldman e Antonio Banderas, presenti nella pellicola anche nelle vesti di narratori, al fine di rendere più digeribile al pubblico la complicata narrazione. Il risultato è quello di un film piacevole nella visione, gradevole dall’inizio alla fine.

Dopo l’anteprima a Venezia, The Laundromat sarà visibile nelle sale americane dal 27 settembre quindi, dal 18 ottobre, arriverà su Netflix. In Italia, con il titolo Panama Papers.