Una recente ricerca ha riaffermato il ritorno del vero “maschio italico“, l’uomo virile e focoso in camera da letto. Ma, a quanto pare, non basta solamente la voglia e la bravura di fare sesso per stimolare l’autostima dei compagni dello Stivale, perché certe ansie ancestrali rimangono vive e vegete. Il riferimento è sicuramente alle dimensioni del pene, vera debolezza psicologica maschile, e al punto G femminile, luogo più mitologico che reale nella mente di quasi la totalità degli uomini.

I forum online, sia quelli di esperti che altri ben più amatoriali, pullulano di richieste di aiuto di tanti uomini in difficoltà, in cerca di rassicurazioni sulla loro mascolinità misurata con tanto di righello. Rassicurazioni che raramente vengono richieste all’andrologo di fiducia, di cui spesso gli uomini ignorano addirittura l’esistenza, ma ad amici e conoscenti. Complice anche Internet e l’esplosione della pornografia accessibile a tutti, sempre più appartenenti al genere maschile si ritrovano a confrontarsi con membri superdotati, senza accorgersi come certe attrezzature siano più remote rarità che dotazioni reali. E, così, aumenta esponenzialmente la paura di non essere adeguati e di non riuscire a regalare un piacere accettabile alla propria compagna: non è un caso, infatti, che il leitmotiv di ogni spam online sia appunto quello del “penis enlargement”.

Le ricerche scientifiche, ben lontane dal confermare l’eccessività tipica del porno, parlano però fin troppo chiaro: le misure medie mediterranee del pene in situazione di riposo variano dai 7 ai 10 centimetri, mentre quelle in erezione si attesterebbero sui semplici 15. Ovviamente, trattandosi appunto di misure medie, vi possono essere delle eccezioni sia in difetto che in eccesso, e all’interno di queste ultime dovrebbero essere considerate le situazioni rappresentate dall’industria dell’intrattenimento per adulti.

Ma non sono i centimetri, però, a preoccupare gli uomini durante il confronto con lo specchio: un trend in continua crescita concentra il genere maschile sull’estetica dei genitali e, così, sembrerebbe essere scoppiata una vera e propria sindrome da bellezza del pene, con corse affannate dal chirurgo plastico per il trattamento di curvature non patologiche, vene in rilievo, nei e quant’altro. Un fattore, quest’ultimo, che risponderebbe alle sempre più esigenti richieste delle donne in camera da letto, le quali manifesterebbero il desiderio che la dotazione del compagno non sia soltanto funzionale, ma anche piacevole alla vista.

Il vero spauracchio maschile, tuttavia, sarebbe quello del punto G, ovvero la zona dei genitali femminili che, se stimolata adeguatamente, sarebbe in grado di fornire il massimo del piacere erotico. Il punto Gräfenberg, dal nome dell’esperto che ne teorizzo l’esistenza per la fitta presenza di terminazioni nervose, si ritroverebbe a 6-7 centimetri dall’ingresso del canale vaginale sulle pareti a contatto con la vescica, e si costituirebbe come una piccola area di tessuto quasi impercettibile, simile ai corpi cavernosi maschili, che un tempo si pensava fosse un residuato dell’equivalente prostrata dell’uomo. Non a caso, appunto, l’equivalente del punto G negli uomini si prova proprio sulle pareti della prostata. Da quando agli inizi degli anni ’90 è scoppiato il mito di questo punto G, il sesso forte si sarebbe lanciato nella ricerca affannosa di questa posizione miracolosa, spesso cadendo in deludenti fallimenti. La ragione della mancata scoperta del culmine erogeno femmine, tuttavia, non è affatto imputabile alla semplice incapacità di mariti e compagni, ma dal fatto che si configura come una zona dalle sensibilità più svariate e non è affatto da escludersi che le donne non denotino particolari variazioni del piacere tramite la sua stimolazione. In altre parole, un ansia infondata per tutti gli uomini, perché distoglie l’attenzione dei partner dal vero appagamento in camera da letto.

Fonti: Ask Men, Wikipedia (Dimensioni), Wikipedia (Punto G).